(parte 5)

Quinto ed ultimo articolo che conclude il Pentateuco su Twitter, la mini guida di Dio per twittare come Dio comanda e aumentare i followers. Alcuni di voi non vogliono avere tanti followers, altri invece si, ma questi consigli possono tornare utili a chiunque.
Riassumiamo i post precedenti e tiriamo le somme: tenendo presenti Followback e FollowForward, quello che occorre è curare un minimo il proprio profilo (nome, immagine, bio) e twittare senza commettere errori troppo grandi (non elemosinare, non essere monotoni, non essere aggressivi). Cosa manca ancora?

Il TEMPO.
Fare followers in poco tempo è difficile e poco conveniente. Si potrebbe avere un account legato al fenomeno/notizia/personaggio/moda del momento, e twittando con una certa attenzione si potrebbe attirare un buon pubblico in poco tempo, ma queste cose durano sempre poco, e quando la fortuna e la moda finiscono bisogna comunque ingegnarsi per mantenere quei followers e farne altri.
Un’altra tattica un po’ subdola,  consiste nel litigare con qualcuno, possibilmente con un VIP. Se il litigio procederà bene, il pubblico del VIP (che di solito è numeroso) vi noterà e si polarizzerà: alcuni resteranno dalla sua parte, altri passeranno dalla vostra, e questi saranno tutti nuovi followers fatti in poco tempo. Il problema è che questo tipo di pubblico è molto volubile, arriva presto e presto cambia idea, e soprattutto non è legato a voi e ai vostri veri interessi.
Il punto è che, qualunque cosa abbiate in mente, scordatevi di accumulare seguito in fretta: Twitter è veloce per tutto il resto, ma per fare followers ci vuole pazienza.

Poi, studiare il TARGET.
Come ho appena accennato, un pubblico che non comprendete, o un pubblico che non vi somiglia nemmeno un po’, è un pubblico che non dura.
Lo zoccolo duro dei vostri followers continua a seguirvi perché è in sintonia con voi, ragiona come voi, è simile a voi, e risalendo a monte si capisce perché questo accade: voi e i vostri followers evidentemente avete qualcosa in comune, affinità, interessi, stile, ecc.
Studiate il vostro target, pensate bene a cos’è che vi lega, al motivo per cui le persone vi seguono. Per un attimo uscite dal solito narcisismo, smettete di considerarvi il twittero più figo della rete e riflettete su cosa cercano i vostri followers, o su cosa potete fare voi per loro.
Stilate delle liste di argomenti: questo piace e interessa, questo no; questo funziona, questo non funziona; in questo siete davvero esperti, in questo no. Se Twitter vi serve sul serio, allora studiate bene il vostro repertorio. È anche quello a smuovere il pubblico.

Infine, COMUNICATE.
Ricordatevi sempre che la gente vuole sentire qualcosa da voi. Non pendono esattamente dalle vostre labbra, ma quando direte cose interessanti, con passione e con gusto, se ne accorgeranno, così come quando farete il contrario.
In effetti, si tratta solo di questo: aver voglia di comunicare, avere cose da dire e voglia di dirle. Dovete accettare il fatto che, quando twittate, qualcosa traspare comunque: se non avete voglia di scrivere, si vede; se vi state sforzando perché avete un secondo fine, si vede; se state improvvisando e non avete ancora capito niente di Twitter, si vede. Come ho già detto, in un social ridotto all’osso ogni dettaglio diventa importantissimo, e quindi si nota.
In ogni caso, accertatevi di avere davvero voglia di scrivere e di comunicare, perché se così non fosse Twitter vi farà più male che bene, vi farà perdere tempo e non vi porterà nulla.

Prendetevi il tempo, conoscete il vostro pubblico e comunicate: i consigli sono finiti.
A questo punto, l’unica cosa che vi resta da fare è twittare, e se non sapete cosa scrivere, siete a corto di idee e non sapete come fare, ho l’aneddoto che fa per voi.

Il filosofo francese Jacques Derrida, quando era studente, andò a parlare con un altro grande filosofo, Michel Foucault, suo professore. Derrida si impegnava e studiava molto, ma era preoccupato per la sua tesi di laurea.

“Professore, io non so cosa scrivere. Non ho idee”, gli disse. “Come posso fare?”

“Non si preoccupi”, gli rispose Foucault, “Lei scriva.”

“Ma le ho detto che non ho idee.”

“Si fidi di me. Lei scriva: vedrà che le idee verranno.”

E infatti, arrivarono.

vedi la Parte 1 (il FollowBack)
vedi la Parte 2 (il limite dei 2000 following)
vedi la Parte 3 (la cura del profilo)
vedi la Parte 4 (errori da evitare)