Color, un’applicazione gratuita per iOS e Android, sarà ritirata da iTunes e Google Play il prossimo 31 dicembre: sarebbe dovuta essere l’alternativa a Instagram col valore aggiunto dei filmati in presa diretta e, invece, ha bruciato nel giro d’un anno la somma spropositata di $41 milioni ricevuti a fondo perduto. L’intera Silicon Valley, che non è famosa per una gestione oculata delle proprie finanze, addita la startup come esempio degli sprechi di quanti vorrebbero realizzare la prossima big thing investendo cifre a sei zeri.

Un folto gruppo di creativi e sviluppatori non è bastato a trasformare l’applicazione in un prodotto appetibile: recentemente, circoscrivendo le nuove funzionalità agli Stati Uniti, Color aveva persino raggiunto un accordo con Verizon per il broadcasting dei video. L’inevitabile fallimento del progetto ricorda molto la vicenda del portale italiano del turismo sul quale sono stati investiti diversi milioni dalla pubblica amministrazione. Consola, in parte, il fatto che a impiegare tanto denaro per nulla non sia soltanto l’Italia.

Negli Stati Uniti il fallimento è considerato un’esperienza formativa, ma quant’è giustificabile un tale spreco di risorse? La cifra sperperata da Color è la stessa investita quest’anno dal Ministero per lo Sviluppo Economico italiano a sostegno delle energie rinnovabili nel meridione e tutto per un’applicazione che, nonostante la gratuità, hanno utilizzato in pochi. La chiusura d’una startup può avere cause disparate: il caso di Glitch del quale avevo parlato è agli antipodi perché, a differenza di Color, le finanze mancavano.