Ieri sera ho avuto l’ennesima snervante discussione sul tema “bollino per i bravi blogger”, laddove con “bravi” si intende chi fa quello che ti aspetti che faccia. Cioè scrive raccontando la propria esperienza e le proprie opinioni. Avevo già bollato come una forma di discriminazione il “codice etico” proposto oltre un anno fa da Luca De Biase e oggi mi tocca rispondere a Pier Luca Santoro che dal proprio blog Giornalaio rilancia con un “codice anti marchette”.

Il caso riportato da Pier Luca, che stimo al pari di Luca, è di una banalità disarmante. Riassumo il post, ma vi avverto che non sono informazioni che ho verificato. L’eventuale veridicità della cosa conta assai poco. Dunque, ci sarebbe un gruppo su Facebook dove alcune fashion blogger si scambiano like e commenti ai post per sostenersi a vicenda. Una racconta la cosa in pubblico e dopo presunte minacce fa sparire il post. Scrive Pier Luca:

A fine 2011 lanciai la proposta di una sorta di bollino blu per i blog, che oggi andrebbe esteso agli account sui social, di stilare un decalogo, partendo dalla base offerta da Timu, una sorta di codice di autodisciplina sulla falsariga del codice etico della Word of Mouth Marketing Association statunitense.

Il “codice di Timu” è quello proposto da De Biase. La possibile adozione del “bollino blu per i bravi blogger” porterebbe a uno scenario di questo tipo: bollino per Luca, Pier Luca e i loro amici; bollino per gli amici degli amici; bollino per chi vuole essere almeno amico degli amici e per farsi notare sceglie di aderire alla cricca; bollino per tutti quelli che non hanno le palle di dire la mia credibilità dipende solo da quello che scrivo e da come lo scrivo.

Ora calza a pennello l’evento di Abu Dhabi di Nokia, dove sono stati presentati il Lumia 1520 e il Lumia 2520, presunto antagonista dell’iPad Air. Un gruppetto di blogger e influencer è stato portato alla presentazione dei nuovi prodotti. Tweet, post su Facebook, Instagram e blogpost erano in un certo senso richiesti, perché sennò che ti porto a fare? Cito dal blog di Rudy Bandiera, uno dei blogger che hanno partecipato alla gita (il grassetto è mio):

Le aziende ti chiamano per farti stare bene, metterti a tuo agio, farti sentire speciale e mostrarti i loro prodotti… ovvio che poi tu li vedi sotto un occhio benevolo. Fa parte del meccanismo naturale di queste cose. Ma visto che sono convinto che si debba dire quello che si pensa, per mantenere la propria credibilità, cercherò di fare un’analisi completa, dettagliata e “pulita” di quello che io ho vissuto e capito, e della direzione presa da un’azienda come Nokia, in piena crisi d’identità.

Il bollino blu o codice anti marchetta mi sa tanto di fascismo. Qualcuno potrebbe obiettare sostenendo l’esistenza di una carta dei doveri per i giornalisti voluta dall’Ordine dei Giornalisti, a cui dovrebbero essere soggetti tutti gli iscritti all’albo dei giornalisti, istituito da Mussolini, giusto per ricordarcelo. La stragrande maggioranza dei giornalisti però se ne frega. L’Ordine dei giornalisti ha contribuito a rendere il giornalismo italiano migliore di quello dei paesi (quasi tutti gli altri del mondo) dove non esiste un qualcosa di simile? La risposta non è difficile: basta guardare un tg o comprare un giornale e fare il confronto con un notiziario e il giornale di un altro paese.

Su Facebook la discussione si è fatta animata. Il motivo è semplice: Luca e Pier Luca non si rendono conto che con questo loro pensare da casta mettono a serio repentaglio la libertà del web e l’accettazione pubblica di quei pochi giornalisti, blogger, influencer davvero indipendenti che non accetteranno mai il bollino, perché non vogliono essere bollati.

Fate questo esercizio con me. Viene istituito da un’associazione di consumatori il bollino del buon consumatore, una fascia gialla da mettere al braccio e indossare quando vai a fare la spesa al supermercato. Sopra c’è scritto “Io non rubo”. Dopo un po’, se non ti metti la fascia al braccio la gente inizia a guardarti storto e vieni messo sotto controllo. Se non hai la fascia significa che potresti rubare. Sapere chi sei, conoscere la tua storia, guardarti in faccia non conta più.

Leggereste un blog senza bollino quando tutti hanno il bollino? No. Se però, come propongono i sostenitori di questa sciagurata idea, mettersi il bollino è una scelta personale e non c’è un autorità preposta alla sottomissione (ma quindi io posso avere il bollino a righe nere e azzurre con scritto “sono onesto” e un altro può farselo viola a pois con scritto “vero blogger”?) , che mi frega a me, mi metto il bollino che fa fico e mi faccio pagare lo stesso per fare le marchette. Tiè!

Il direttore di Wired (testate con cui collaboro) Massimo Russo ha proposto qualcosa di più intelligente, una dichiarazione di condotta professionale per chi fa giornalismo. Sono d’accordo solo in parte con l’azione proposta da Russo, con il quale condivido il concetto principale: puntare sulla trasparenza. Scrive Russo: il bisogno di cambiamento che tutti avvertiamo “non dovrebbe partire dalla correttezza dei comportamenti di ognuno, a cominciare dalla trasparenza per noi giornalisti?” Ecco, personalmente ritengo che più che in una dichiarazione formale affidata a una pagina web la nostra (di giornalisti, blogger, influencer, persone comuni) dichiarazione andrebbe declinata nelle cose che facciamo, scriviamo, postiamo, diciamo ogni giorno.

Quando Microsoft, Nokia o BlackBerry mi affidano i loro prodotti per una recensione sanno benissimo che sono un utente Apple e sarà dura che apprezzi quello che mi propongono, ma in ogni mia recensione (vedi Surface Pro, Nokia Lumia 920 e BlackBerry Z10) cerco di mantenermi obiettivo, sincero e trasparente. Poi, certo, ho il mio punto di vista sulle cose. Non è forse questo il motivo per cui mi leggete? Fanculo il bollino.

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