Ieri abbiamo conosciuto Coder, la distribuzione realizzata dal Creative Lab di Google per imparare a programmare su Raspberry Pi. Ho avuto modo di provarla, capendo qualcosa in più sul funzionamento: sono rimasto un po’ deluso dal fatto che il sistema operativo in sé non sia affatto diverso da Raspbian — quello consigliato dal produttore del device. Il valore aggiunto è un Integrated Development Environment (IDE) su Chrome, che non è installato direttamente su Raspberry Pi. In pratica, quest’ultimo funziona come un mini-server.

Mi domandavo come Chrome avrebbe potuto funzionare con 256Mb – previsti dalla mia revisione del dispositivo – oppure 512Mb di RAM e, infatti, è impossibile: per accedere alle funzionalità aggiuntive, occorre aprire il browser sul desktop e raggiungere coder.local che connette alle risorse presenti sulla distribuzione. Raspberry Pi dev’essere acceso e connesso alla rete, via Ethernet o WiFi, perché l’indirizzo sia raggiungibile. Non bisogna installare una versione dedicata di Chrome ed è possibile escludere l’interfaccia grafica.

Un aspetto molto positivo riguarda proprio la connettività. Potete collegare il dispositivo alla corrente, aspettare 30 sec. per l’inizializzazione del sistema operativo e digitare coder.local nella barra degli indirizzi di Chrome: effettuata la configurazione di Raspbian – identica all’originale – al primo avvio, non dovete neppure accendere uno schermo. E, soprattutto, non è necessario instaurare una connessione via SSH col desktop. Node.js è attivo a livello predefinito e basta accedere al browser per iniziare a programmare.