Codemotion Roma 2014 si è aperto ieri con un ghiotto antipasto al Tempio di Adriano, dove una manciata di speaker si è schiarita la voce in vista della due giorni di talk che ci aspetta fra oggi e domani. Leonardo sarà presente per cercare di raccontarvi le cose più interessanti. Perché Codemotion non è solo codice, ma anche e soprattutto creatività e innovazione.

Ci sono infatti anche i maker, e non a caso l’evento di ieri si è aperto con l’annuncio della Call for Maker della prossima MakerFaire. Già, ma chi sono questi maker? Mi è piaciuta un sacco la definizione che di loro ha dato Alessandro Ranellucci, creatore del software per stampanti 3D Slic3r: Sono persone che fanno cose diverse. Provano a cambiare il mondo. Alessandro ha proiettato un’immagine simbolica che diceva tutto da sola: una scimmia alle prese con un osso. Un riferimento a 2001 Odissea nello spazio neppure troppo velato. Non siamo diversi da quello che eravamo all’inizio dell’evoluzione. Mi chiedo: posso fare una cosa? La faccio. Finora abbiamo digitalizzato tutto, ora è il momento di tornare a fare le cose. Perché se non sei in grado di aprire una cosa questa non può essere davvero tua.

Sascha Wolter ha introdotto ieri il tema del proprio speech: contextual interaction. Oggi parlerà di un tipo di interazione che non è più declinata in un’unica dimensione, ma che la trascende. Grazie alla rete. Non avete capito? Prendo in prestito i giocattoli dei miei figli e li connetto a Internet: così Sascha ha descritto quello che fa nella vita.

Oggi sono curioso di fare quattro chiacchiere con Alain Regnier, l’uomo che cammina con uno smartphone sulla testa. Vale a dire, colui che ci rivelerà i segreti dei Google Glass. E con Brenda Jin, che approfondirà il tema del rapporto fra computer e uomini: Un buon prodotto fa le cose. Un prodotto strabiliante ti mette nelle condizioni di fare le cose, questo il concetto chiave del suo intervento.

Uno degli ultimi a parlare è stato Jacopo Romei, che ieri ha tenuto un workshop su sviluppo agile e metodo kanban. Jacopo ha parlato di innovazione, di un nuovo modo di lavorare e di quelle organizzazioni liquide che abbiamo imparato a conoscere grazie a Blank Disrupt: Il fatto è che bisogna smettere di lamentarsi e provare su di sé. Provare ad abbracciare le nuove onde e cercare di essere felici nelle cose che si fanno. Davvero appropriato il messaggio finale: Sentitevi liberi di cambiare.