È passata una settimana dalla conclusione dell’evento milanese: durante la manifestazione, ho avuto modo d’intervistare Marco Casario – esperto degli standard del web, organizzatore dei Meetup di HTML5 Italy e docente ai corsi del Codemotion – sulla multimedialità. Sì, perché ho avuto l’impressione che la tendenza generale fosse quella d’accelerare sulle soluzioni per lo streaming dei contenuti audiovisivi… e, considerate le indiscrezioni sulla Nexus TV, non credo d’essermi sbagliato. Ecco le risposte di Marco alle mie domande.

Durante il Codemotion 2013 di Roma, con Silvio Gulizia hai analizzato la situazione di HTML5.1: il futuro dello standard – secondo te – è legato più alle applicazioni web o ai contenuti multimediali trasmessi in streaming? Su quale dei business scommetteresti come professionista?

Sicuramente, la componente multimedia in HTML5 è una delle principali sulle quali investe il W3C, perché uno dei principi è quello di creare un linguaggio plugin-free per fruire d’alcuni tipi di contenuti. Nel caso dei video, Flash Player è tuttora uno standard e la stessa Google continua a utilizzarlo su YouTube. La parte multimediale dovrà rifinire meglio le specifiche e i browser dovranno garantire loro un supporto, affinché gli sviluppatori e i distributori non siano costretti a pubblicare un contenuto in almeno tre formati.

Qui al Codemotion 2013 di Milano hai tenuto un workshop dedicato alle applicazioni web in HTML5 e JavaScript per tutti gli schermi. Parlando di design responsivo, siamo abituati a considerare tablet e smartphone: quanto è importante sviluppare delle app per il televisore ad oggi?

Abbiamo già sul mercato diversi modelli che permettono di navigare su internet: l’approccio responsive è la soluzione che oggi consente, col minimo sforzo, di rendere disponibili i contenuti sui big screen. Bisogna prestare attenzione ai testi perché è impensabile che la TV li adatti per l’intera larghezza dello schermo — rendendoli illeggibili all’occhio umano. Un’accortezza è quella d’impaginare il testo in colonne multiple: esistono gli strumenti, quindi possiamo prendere in considerazione anche questo genere di dispositivi.

Firefox OS rappresenta un’avanguardia nell’utilizzo degli standard del web, non foss’altro che per il fatto di non prevedere delle applicazioni “native”. Come hai reagito all’integrazione di H.264 fornita da Cisco? Può migliorare la qualità dello streaming via HTML5 e JavaScript?

È un aspetto positivo perché permette ai broadcaster di non rilasciare il contenuto in troppi formati, senza costringere al download dei plugin. H.264 apporta dei vantaggi, soprattutto sulle dimensioni del file: dobbiamo capire cos’intende fare Google, che al momento ha deciso di non utilizzarlo. Sullo streaming, manca – e mancherà ancora per diverso tempo – un protocollo audiovisivo standard. Ogni azienda ha interesse a proporre il proprio e serve un accordo tra i vendor, guidato dal W3C. Non sarà affatto una decisione veloce.

Ultimamente, ha fatto discutere la questione delle EME (Encrypted Media Extensions): Tim Berners-Lee è dovuto addirittura intervenire in prima persona a difenderle. Tu, invece, come giudicheresti il DRM (Digital Rights Management) per HTML5 e JavaScript? È davvero un’opportunità?

È un’opportunità, perché i possessori dei diritti devono essere tutelati per pubblicare i propri video su internet. Finché non sarà trovato un accordo e non saranno definite delle specifiche standardizzate, è difficile che questi possano utilizzare HTML5 per la pubblicazione dei contenuti protetti dal copyright. Dovrà essere il W3C a esprimersi su cosa utilizzare. In passato, lo stesso problema ha riguardato Flash o Silverlight e dovremo affrontarla con HTML5. È impensabile non offrire una soluzione che rappresenti uno standard.

Insomma, HTML5 ha davanti a sé una lunga strada… per ambire alla sostituzione delle RIA (Rich Internet Application): il problema è soprattutto sugli standard, più che sulla struttura del linguaggio, e sarà difficile arrivare a una soluzione definitiva. Gli interessi delle imprese coinvolte sono un ostacolo alla standardizzazione, ma gli sviluppatori possono già iniziare a considerare i big screen — che, secondo me, rappresentano la prossima “sfida” di HTML5 e JavaScript. Ringrazio Marco e Codemotion per la grande disponibilità!