Allo scorso Codemotion ho avuto l’occasione di assistere al talk di Emanuele del Bono, che ha raccontato la propria esperienza di lavoratore dipendente divenuto freelance per necessità ed evolutosi poi in CEO di un’azienda di sviluppo software. Ho fatto parte del viaggio anche io pur se per motivi diversi e in un certo senso spero di andare nella stessa direzione. Per cui vi riporto gli appunti presi durante il suo speech integrati con l’esperienza personale.
Quando molli un lavoro da dipendente all’inizio vivi di rendita. O perché ti porti dietro i clienti che avevi prima, o perché inizialmente sei gioco forzo costretto a mettere a rendita quello che avevi imparato nel periodo in cui hai lavorato per altri. Di conseguenza hai poco tempo per aggiornarti, informarti, guardare che ti succede attorno, cose invece fondamentali per un freelance, a cui è necessario offrire sempre qualcosa di più rispetto alla concorrenza e non basta fare il compitino.
I problemi arrivano presto. Se continui a lavorare come prima non scali e se vuoi fare il freelance, che poi significare startuppare te stesso, devi puntare a scalare. Cioè a moltiplicare gli utili replicando lo stesso schema con pochi o nulli ulteriori investimenti. Nel mio caso, un po’ estremo in questo senso, per scalare è stato necessario creare una base di strumenti tecnici, conoscenze, fonti e definire un’immagine pubblica. Scalare ha significato scrivere di più e per più testate e per ottimizzare questo è necessario individuare settori affini al proprio a cui rivendere un prodotto su cui si è già monetizzato apportando delle modifiche o ricontestualizzandolo.
Il primo inconveniente di chi lavora come freelance è la perdita di contatto con la realtà, perché non sei più all’interno di un’azienda che lavora su grossi progetti, ma ti ritrovi al centro di un sistema produttivo in cui ogni cosa che fai ha ripercussioni dirette su te stesso. E ovviamente se ti ammali non guadagni, i problemi te li devi risolvere da solo et cetera. Poi però ti rendi conto che il mondo è fuori, non dentro l’azienda.
Abbandonato a te stesso impari a fare un sacco di cose. Scopri l’importanza delle community e del networking realizzando che è necessario investire in contatti oggi per fare business domani. Capisci che non devi svenderti, perché quando inizi ad accettare tariffe basse, se non hai un tornaconto in altra forma, diventi il primo che scredita il lavoro che fai.
Quando fai il freelance devi imparare a dire no. Fare poche cose, ma farle bene, è più importante che fare subito tanti soldi. Costruirsi un’immagine è fondamentale perché con questa getti le basi del business degli anni a venire. Per questo vi ho consigliato come curare il proprio personal brand.
La cosa che ti pesa di più quando fai il freelance è la solitudine ed è per questo che a lungo andare ogni freelance ha bisogno di trovarsi uno spazio di coworking, come per esempio tag, perché lavorare fianco a fianco aiuta a scambiarsi i clienti e il confronto con altre persone, anche non necessariamente del tuo campo, porta all’evoluzione. Anche invitare una collega o una persona del vostro network professionale a prendere un caffè diventa quindi importante. Trovata la scusa di parlargli di un progetto e prendetevi un paio d’ore per un pranzo.
È qui che la storia di Emanuele si fa più interessante della mia. Quando trova un socio realizza il primo e più grosso fail perché al primo progetto grosso i due lavorano come se fossero ancora due freelance e non un team.
Qui ogni freelance dovrà mettersi l’anima in pace. Che tu sia uno, due o dieci, per gestire il tuo lavoro occorre individuare una figura di manager, separata dal team, e misurare quello che si fa. Dividere i compiti e pianificare. Se sei da solo, questo significa che devi individuare momenti della giornata in cui leggi le mail e organizzi il lavoro e misuri i risultati, altri in cui produci e altri in cui ti occupi della promozione del tuo prodotto.
Una delle cose più interessanti raccontate da Emanuele e che condivido appieno è l’istituzione di un learning friday, un pomeriggio libero per studiare quello che vuoi e condividerlo con altri. Mezza giornata alla settimana per fare aggiornamento professionale e imparare qualcosa di nuovo, possibilmente collaterale a quello che fai. Magari poi scriverci un post sul tuo blog (i consigli su quale piattaforma scegliere per bloggare ve li ho dati parecchi post fa oramai).
Vi lascio alle slide di Emanuele