Il cloud è ovunque e proprio per questa ragione non ci si fa più caso. Si preferisce parlare dei dispositivi collegati (gli smartphone, per esempio) oppure delle applicazioni e servizi che usiamo (Whatsapp e Facebook, Uber o Airbnb), eppure è tutto, sempre, cloud. La rivoluzione neppure tanto recente dei server dove sono depositate quantità enormi di dati che producono i servizi che gran parte della popolazione mondiale utilizza quotidianamente sembra scontata, invece non è mai stato tanto necessario proteggere questa tecnologia. Da cosa? Semplice: un po’ da noi stessi e un po’ dalla politica.

Microsoft sta traducendo anche per Italia il libro “A cloud for global good” (disponibile in lingua inglese), ma non sarà una traduzione letterale: il grosso lavoro voluto da Satya Nadella e Brad Smith, che si pone come guida per supportare i decisori di tutto il mondo nel guardare alla trasformazione tecnologica guidata dal Cloud, merita per ogni Paese una personalizzazione. C’è una parte uguale, che riguarda le 78 tesi in 15 categorie individuate per riassumere la riflessione sugli diversi impatti, sociali, economici, legali, politici, di questa tecnologia. Ma per approfondire le opportunità, la complessità e le sfide, verrà allineato il più possibile alle esigenze e alle politiche del nostro Paese. L’esito di questo lavoro, che si potrà leggere nel mese di dicembre, è stata l’identificazione di 10 linee guida, che individuano gli obiettivi e le aree di intervento che Microsoft ritiene prioritarie.

C’è un po’ tutto quanto dovrebbe preoccuparci di questi tempi: gli accordi, in questo momento quasi saltati, per lo scambio di dati Europa-Usa, la sicurezza dei propri dati nel cloud, l’accesso alle persone con disabilità e difficoltà, le garanzie per lo sviluppo delle imprese che lavorano sul cloud, sia per il cliente sia quando ricevono richieste dai governi o dai tribunali. Bianca Del Genio, direttore degli Affari Legali e Istituzionali di Microsoft Italia, tiene molto a questo documento, lungo ma preciso e aperto a tutti, senza una visione concorrenziale che sarebbe inutile e dannosa.  Per lavorare al cloud e renderla una tecnologia “affidabile sicura, responsabile e inclusiva”, racconta, “bisogna ragionare in termini collettivi, sovrazionali, con spirito internazionale”. Può sembrare un po’ ingenuo, in questi tempi politicamente pirateschi e confusi, ma c’è davvero un’alternativa?

Teoricamente, grazie all’emanazione di nuove regole che rendano l’accesso alla tecnologia e all’innovazione un fattore democratizzante, quindi uguale per tutti i cittadini del mondo, e non escludente di certe categorie di umanità meno fortunate, “e che impongano il rispetto dei diritti fondamentali, inclusa la privacy da parte dei provider”, si avrebbe maggiore armonia tra tecnica e politica, tra ciò che la gente già fa con la tecnologia e ciò che la politica spesso non sa difendere o addirittura vede come il demonio (salvo poi usarla per i propri comodi). Certo, non è cosa che si possa fare dall’oggi al domani, ma il cloud ha cambiato così radicalmente le vite di tutti che aspettare il peggio non si può.

Dunque da cosa si dovrebbe cominciare per avere un cloud più sicuro e capace di creare opportunità di lavoro? Ecco i dieci punti pensati per l’Italia:

  1. Tutelare la Privacy, trovando un equo bilanciamento tra la tutela dei diritti umani e la sicurezza pubblica
  2. Creare le condizioni per garantire l’accesso dei governi ai dati qualora necessario
  3. Creare le condizioni per garantire l’accesso transfrontaliero ai dati
  4. Offrire a tutti servizi cloud sicuri e affidabili
  5. Promuovere norme di sicurezza informatica internazionali
  6. Contrastare frodi tecnologiche e sfruttamento online di dati ed informazione
  7. Sfruttare l’opportunità dell’Intelligenza artificiale fissando regole moderne e certe
  8. Supportare il percorso di crescita di tutte le aziende di ogni settore e di qualsiasi dimensione
  9. Includere tutte le persone con disabilità
  10. Sviluppare competenze di nuova generazione