Sorpresa, il cloud computing è «uno spreco di denaro». Eric Frenkiel – a circa due anni dalla fondazione di MemSQL – è arrivato a questa conclusione, abbandonando Amazon Web Services (AWS) per tornare a investire sui propri server e l’ha raccontato a Wired. La notizia non mi stupisce affatto, ma dev’essere giustificata: avete mai pensato perché le startup ottengano tanti finanziamenti, però spesso non riescano comunque a sostenere i costi di gestione? Il problema principale è proprio la scarsa sostenibilità del cloud computing.

I servizi come AWS adottano delle tariffe a consumo, una formula ribadita con la recente erogazione delle notifiche push: le startup pagano soltanto per ciò che utilizzano, però non è una garanzia. Specie se non hanno un modello di business consolidato – ed è difficile che lo abbiano, soprattutto all’inizio – o forniscono dei servizi gratuiti, i finanziamenti ricevuti potrebbero essere insufficienti. Paradossalmente, un rapido successo del prodotto è fra le prime cause perché milioni di utenti possono costare milioni di dollari.

Dovremmo “bocciare” il cloud computing? No, ma occorre valutarne l’efficacia: scrivevo in marzo che il cloud gaming non può essere il futuro dei videogiochi, perché i costi sarebbero troppo elevati. Maggiore è il volume dei dati da gestire, maggiore sarà la tariffa di AWS o altri servizi equivalenti. Se non ho ancora investito professionalmente sul cloud computing, è proprio perché temo di non poterne sostenere le spese. La conclusione di Frenkiel non è «fuori dal mondo»… ed è opportuno considerare l’aspetto, prima d’investire.

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