Giusto ieri, illustravo le analogie e le differenze fra Android e Chrome OS: i due sistemi operativi di Google. L’azienda – nel comunicato ufficiale – sosteneva che Chromecast, la nuova “chiavetta” per la TV, installasse una versione ridotta del secondo… ma, a ulteriore dimostrazione delle affinità tra i due, gli hacker hanno trovato più punti in comune col primo. Il dispositivo installa una variante di Google TV, basata su Android, senza la Dalvik VM per Java e con un differente file system. Così, è stato possibile il rooting.

Nello specifico, il nuovo device prevede un binario ridotto della Dalvik VM per supportare alcune caratteristiche di Google TV e SquashFS – un file system in sola lettura – anziché YAFFS2 o Ext4 che sono utilizzati da Android. Perché l’azienda ha citato Chrome OS, allora? Semplicemente, perché Chromecast non può eseguire le applicazioni del Play Store. Il rooting è stato possibile, grazie a un exploit del boot loader e non del firmware: una caratteristica davvero molto diversa da quella dei tablet e degli smartphone con Android.

Perché dovremmo effettuare il rooting di Chromecast? Beh, io non credo sia necessario: chi l’ha provato, infatti, ha soltanto voluto capire se fosse possibile ed “esplorare” il sistema operativo installato. Magari, potremmo installare una diversa distribuzione di Linux. Non ne capirei lo scopo. Piuttosto, spero che il device sia venduto presto in Italia per poterlo acquistare — ed essendo una collaborazione con Netflix, ahimè, lo escludo. È interessante, comunque, prendere in considerazione quali tecnologie implementa e perché.