Google ha presentato ieri, in via ufficiale, Chromebook Pixel: il laptop di Chrome OS del quale erano emersi alcuni dettagli all’inizio del mese. Le indiscrezioni trapelate non hanno sbagliato granché sul prodotto finale e il dispositivo è pre-ordinabile da Google Play negli Stati Uniti d’America e in Gran Bretagna a partire da $1,299. Una seconda versione con LTE arriverà sul mercato statunitense a $1,499 in aprile. Nel nostro Paese, al momento, non è disponibile perché qui Google non distribuisce direttamente i propri device.

Il prezzo non è contenuto, ma le caratteristiche tecniche del laptop in parte lo giustificano: monitor multi-touch da 4.3 milioni di pixel con risoluzione da 2560×1700 a 239 PPI, processore Intel Core i5 a 1.8Ghz, 4Gb di RAM condivisi con la scheda video integrata, disco allo stato solido da 32Gb o 64Gb per LTE più WiFi e Bluetooth. È carina l’idea della tastiera retroilluminata e Chromebook Pixel ha pure una webcam HD-Ready a 720p. Escluso lo schermo, comunque, non è nulla d’eccezionale rispetto agli altri portatili in vendita.

Nella stessa fascia di prezzo sono disponibili laptop con processori e schede video migliori: Google, chissà perché, ha voluto integrare USB 2.0 come sul mediocre dispositivo di HP. La maggioranza dei device utilizza ancora quella versione del protocollo, ma da tempo esiste USB 3.0 e gli acquirenti potrebbero incontrare dei problemi con le periferiche più recenti. Un aspetto da considerare, volendo pagare $1,299 per un portatile. Indubbiamente, il punto di forza è il monitor… ed è necessario soffermarsi a riflettere sul perché.

Chrome OS, infatti, non è Android e non è compatibile con le applicazioni di quest’ultimo: il multi-touch non serve affatto per utilizzarlo. La densità dei pixel promette una leggibilità e una fruizione di contenuti multimediali ad altissimo livello, però le gestualità sullo schermo non aggiungono nulla al prodotto. A meno che Google non abbia in serbo delle novità tuttora da svelare ed è quanto io mi auguro per non “bocciare” completamente il dispositivo. Oggi, il rischio sarebbe quello di comprare un laptop pressoché inutile.

Perciò chi potrebbe acquistare, secondo me, Chromebook Pixel? Non gli sviluppatori, perché Chrome OS non permette l’installazione di Integrated Development Environment (IDE) e neppure i designer che avrebbero bisogno di programmi come Adobe Photoshop o The GIMP. Questo laptop non è adatto alla post-produzione di filmati, né all’elaborazione delle immagini. Forse, giusto quei professionisti che dovessero soltanto consultare il web e scrivere potrebbero pensare di comprarlo. Un target molto ristretto, per un laptop così ambizioso.

Eppure, non credo che Google abbia voluto creare Chromebook Pixel per proporre un laptop che compete con MacBook e Ultrabook senza le applicazioni e le funzionalità dei concorrenti. Sono convinto che presto Chrome OS acquisirà delle feature più avanzate, dalla compatibilità con Android all’installazione di app “native”, come le altre distribuzioni di Linux sul quale è basato. Se così fosse, Chromebook Pixel potrebbe ambire a diventare uno dei portatili più completi sul mercato. Altrimenti, resterebbe una costosa postazione web.