Supervised User – tradotto in italiano come «utente controllato» – è una nuova modalità di creazione dei profili su Chrome: apparsa con l’aggiornamento di Canary per Windows, sarà disponibile pure su Mac OS X, Chrome OS e Linux. Generato un nuovo profilo, il supervisore può stabilire quali indirizzi siano visitabili dall’utente controllato. Una modalità interessante per il controllo parentale, che già One Laptop Per Child (OLPC) propone sul tablet con Android. È davvero la feature che mancava al browser o ne servirebbero altre?

Oltre alla tutela dei minori, gli utenti controllati di Chrome possono rivelarsi utili negli uffici e per le istituzioni scolastiche: l’amministratore di sistema può limitare l’accesso al web, evitando che dipendenti o studenti rischino di distrarsi. Sarà perché non ho dei figli, ma preferisco concentrarmi su questo aspetto. La funzionalità attivabile in Canary è orientata ai computer condivisi, però il browser – soprattutto su Android – per quanto mi riguarda ha un problema con la gestione dei profili personale e professionale.

Supponiamo di possedere un device da utilizzare tanto per lo svago, quanto per il lavoro: non importa quale sia il sistema operativo installato. La creazione di profili separati (impossibile sugli smartphone, ma garantita sui tablet con Android) permette di scindere l’ambito personale da quello professionale. Non è efficace quanto il Secure Workspace di BlackBerry, però funziona. Perché Google non ripropone una simile caratteristica su Chrome? Secondo me, avrebbe più senso… nonostante i Supervised User abbiano una loro utilità.