I grandi eventi sportivi sono anche occasioni in cui i brand sono attenti e pronti a scattare, per cogliere la palla al balzo e sfruttare qualcosa di improvviso (come il morso di Suarez a Chiellini) per farsi un’enorme pubblicità a costo zero.

Si chiama real time marketing, e ieri sera, nella triste Italia-Uruguay, dopo il già celebre morso in mondovisione, alcuni grandi brand americani legati a cose da mordere ci hanno insegnato come si usa Twitter.


 
Aldilà della simpatia e del divertimento suscitato, questa è veramente arte social: sfruttare la visibilità di un grande evento, la partecipazione social particolarmente alta in quel momento, e infine l’umanità del commento sarcastico fatta non da un amico o da un utente qualunque, ma da un grosso brand (a ribadire l’importanza della comunicazione non formale e easy, tipica dei social). Il successo è assicurato, e ovviamente non è la prima volta che succede.
Avete capito, aziende? La prossima volta state pronte anche voi.

Esce Yosemite, il nuovo sistema operativo Apple, e il parco Yosemite ne approfitta subito.
(‘Vi invitiamo a provare il nuovo sistema operativo naturale Yosemite. Ce la caviamo sul computer, ma siamo imbattibili dal vivo’)


 
L’uscita infelice del Movimento 5 Stelle sul grano saraceno viene colta al volo dall’account della Treccani, che fornnisce la giusta definizione e chiarisce il concetto. Poco successo di retweet, ma l’idea è ottima. Riprovateci ancora.



 
Il leggendario blackout al Superbowl del 2013 ha prodotto un serie di tweet dei brand che sono già casi di studio. Da ricordare Oreo (‘Niente luce? No problem: puoi inzuppare il biscotto anche al buio’), la catena di supermarket Walgreens (‘Vendiamo anche luci’), e Audi (‘Stiamo giusto inviando un po’ di LED a quelli del Superbowl).


 
Infine, un caso di real time marketing finito male. La JC Penney approfitta del Superbowl e del freddo per pubblicizzare dei guanti che scaldano le mani e consentono di digitare correttamente sullo smartphone. Il piano era di fare un paio di tweet pieni di refusi, e poi uno corretto perché scritto con i guanti giusti, ma la cosa è stata fraintesa dal pubblico, e altri brand ne hanno approfittato subito. JC Penney ha avuto tanta visibilità, ma non proprio buona.