Finalmente, Google ha introdotto in Europa un modulo per tutelare il diritto all’oblio sul web — chiedendo la cancellazione dei link dal motore di ricerca: siano pagine, immagini oppure video… basta compilare il form col proprio nome e cognome per domandarne la rimozione. La procedura non è proprio semplicissima, perché è obbligatorio allegare una scansione digitale della carta d’identità o della patente di guida per dimostrare di essere l’individuo citato nell’URL da eliminare. È davvero uno strumento utile e a chi si rivolge?

Secondo me, questo modulo dev’essere una extrema ratio: tutelare la propria reputazione sul web è complesso, però gli elementi che devono essere assolutamente rimossi dal motore di ricerca sono pochi. Pubblicare delle fotografie imbarazzanti su internet è sciocco e non è colpa di Google (costretta dall’Unione Europea a concedere questo strumento) se finiscono online. Può capitare che un link punti ad articoli infamanti, ma in quel caso sarebbe opportuno procedere contro chi li ha scritti che deve garantire un diritto di replica.

Il form proposto non serve a pulire i profili di Google+ [vedi gallery] dai contenuti condivisi per errore, ma a dirimere questioni già affrontate in un tribunale. Ad esempio, supponiamo che un link riporti a una causa che ha assolto un imputato — dove costui fosse dato per colpevole: Google sarebbe chiamata a rimuovere i risultati relativi a una condanna civile oppure penale. Eric Schmidt avrebbe introdotto un tasto per cancellare “al volo” le bravate commesse da adolescente, però non è affatto quanto fornito dal nuovo modulo.

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