È diventata quasi un’ossessione, a Las Vegas, quella di proporre dei dispositivi con Android e Windows 8: Intel – tra le varie soluzioni per il wearable computing che ha portato al CES 2014 – ha ipotizzato il dual-boot, mentre AMD punterebbe sulla virtualizzazione. Entrambe starebbero realizzando un’infrastruttura virtuale per eseguire le applicazioni del sistema operativo di Google da quello di Microsoft, ma la scelta di AMD potrebbe essere più vincente. La strategia è affidarsi a BlueStacks… e installare anche un chip di ARM.

BlueStacks è una piattaforma che permette d’avviare le app di Android su Windows o Mac OS X: recentemente, l’azienda ha iniziato a distribuire GamePop per giocare sulla TV. AMD, in collaborazione con questa società, produrrà dei processori x86 che contengono pure un secondo core di ARM — affinché la virtualizzazione del sistema sia basata sull’architettura “nativa” di Google. Esiste già una variante x86 di Android per Intel, ma non per AMD. Unendo i due fattori, un computer con Windows eseguirebbe le applicazioni del Play Store.

Niente dual-boot, quindi, bensì un unico sistema operativo che apre tutte le app di Android con BlueStacks e le computa sul secondo microprocessore — lasciando a quello principale i processi di Windows. Continuo a pensare che sia una pessima idea, ma potrebbe avere più senso della soluzione proposta da Intel. Non mi convince la coesistenza di due processori, che prevedono architetture diverse: il grosso rischio è quello che funzionino male entrambi, peggiorando l’esperienza degli utenti. Servono davvero dei computer del genere?

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