Ubuntu Phone o, meglio, Ubuntu per gli smartphone ha catalizzato le attenzioni della stampa presente al CES 2013 di Las Vegas. Anch’io continuo a parlarne, sembrandone quasi “ossessionato”: un po’ è così, ma sarebbe una lunga storia. Ho già espresso le mie opinioni a freddo sul progetto di Canonical e perciò voglio dedicare l’intervento a quelle degli altri che spesso sono agli antipodi. Eric Lundquist, per esempio, smentisce la maggioranza degli esperti e crede nella validità del progetto per delle ragioni molto condivisibili.

Secondo Lundquist, il primo motivo per comprare un eventuale smartphone con Ubuntu sarebbe il fatto che la distribuzione permette di risuscitare dei computer datati. Un’opinione in linea con la tesi di Bill Clinton per la diffusione dei dispositivi nei Paesi in via di sviluppo che, però, dimostra una scarsa conoscenza del sistema operativo. Fra le alternative, Ubuntu è quella che richiede più risorse a livello di hardware: non funzionerebbe mai sul mio smartphone ed è soprattutto per questo che il nuovo progetto non mi convince.

La seconda e la terza motivazione di Lundquist interessano poco al mercato italiano, perché parla della scelta degli operatori mobili negli Stati Uniti. Personalmente, non ho capito perché Ubuntu Phone dovrebbe migliorare la situazione. È il quarto punto del suo intervento a trovarmi d’accordo: portare Ubuntu sugli smartphone significa dare ai professionisti l’opportunità di lavorare sullo stesso ecosistema da tutti i device in produzione. Un’esigenza che avverto anch’io, a prezzi più contenuti, e Linux è di sicuro la risposta.

Immaginate d’avere Ubuntu sul tablet, sullo smartphone, sul televisore, sul laptop, sul desktop e pure sul server. Una situazione paragonabile a quella di Apple, ma con l’opportunità di scegliere ogni singolo device in base alle proprie necessità: da questo punto di vista, Canonical può fare la differenza perché Android non sarà mai adatto a tutti questi dispositivi. Ubuntu l’ho usato dalla primissima versione e continuo a ripetere che, se riducesse i requisiti hardware, tornerei a installarlo per lo stesso motivo di Lundquist.

Anche la quinta e ultima ragione identificata da Lundquist per acquistare uno smartphone con Ubuntu è impeccabile. Linux e l’open source garantiscono un aggiornamento continuo in linea con le novità sul mercato e permettono agli sviluppatori d’accedere alle risorse necessarie a proporre applicazioni sempre più sofisticate. A costo di smentirmi, un sesto motivo per scegliere Ubuntu Phone sono i dipendenti di Canonical: oltre a Marco Trevisan, intervenuto nei commenti, c’è Andrea Cimitan che è un eccezionale designer d’interfacce.

Non so quale sia il loro coinvolgimento nel progetto, ma sfido chiunque a dire che il design di Ubuntu non sia fantastico su qualunque dispositivo. Per spiegare meglio perché, a differenza di Lundquist, non comprerei Ubuntu Phone dovrei dilungarmi sulle questioni più tecniche: Canonical potrebbe, però non sembra affatto intenzionata a farlo, ottimizzare le risorse e abbattere i requisiti hardware. Se decidesse di seguire il mio consiglio, sarei il primo “evangelizzatore” della piattaforma perché la distribuzione in sé è valida.