Nel 2010 Konami e Mercury Steam, in collaborazione con Kojima Productions, hanno deciso di rilanciare Castlevania con un reboot della saga, quasi totalmente slegato dalle caratteristiche della serie storica. Il gioco ricevette ottimi consensi da parte di critica e fan tanto che, a distanza di circa tre anni, giunge negli scaffali il sequel, Castlevania: Lords of Shadow 2, senza però – questa volta –  il contributo di Kojima-san.

Dopo aver sgominato le forze delle tenebre, il buon Gabriel Belmont si è fatto corrompere dall’oscurità diventando egli stesso il Signore dell’Ombra, un vampiro conosciuto col nome di Dracul; proprio come previsto dalla profezia. Migliaia di anni dopo, il vecchio e stanco Principe delle Tenebre vorrebbe liberarsi dalla sua immortalità ma, per riuscirci, dovrà  annientare una nuova e pericolosa minaccia. Il plot narrativo è meno affascinante ed epico rispetto al predecessore, complice anche la nuova e incolore ambientazione contemporanea, ma la presenza del tormentato e fascinoso Gabriel – ancora più interessante in questa sua versione antieroe dannato – riesce, da sola, a tenere in piedi tutto l’impianto narrativo.

La trasformazione di Gabriel in un vampiro ha portato inevitabili modifiche al sistema di gioco. Il combat system è rimasto pressoché invariato, con la presenza della frusta come arma principale e la possibilità di alternarla ad altri due attrezzi speciali: una spada che incrementa la vita a suon di colpi e un paio di artigli che permettono di distruggere le armature dei nemici e infierire più danni. Quello però che varia veramente la natura del gioco sono le fasi stealth, che permettono al protagonista di assumere le sembianze di un topo e quindi evitare le guardie, entrare nel corpo dei nemici attraverso il potere della possessione per accedere a delle aree super controllate e aprire le porte, inviare un nugolo di pipistrelli contro un nemico per distrarlo. Gli strumenti per essere furtivi sono piuttosto basici, ma garantiscono una certa silenziosità al buon Dracul. L’aspetto negativo della componente stealth è che le situazioni in cui sono necessari questi stratagemmi risultano guidate e identiche fra loro, e non è data alcuna possibilità di scelta al giocatore fra approccio action e circospetto. Ovviamente non mancherà un sistema di crescita che consente l’apprendimento di nuove combinazioni con il riscatto dei punti esperienza (teschi gialli), accumulabili tramite l’eliminazione dei nemici o recuperabili nei vari meandri del castello di Dracul.

Rispetto al primo capitolo sono assenti dei livelli rompicapo veramente riusciti e originali, e in generale il ritmo dell’esperienza rimane sempre un po’ lento e sottotono, mancando di esaltare il giocatore o lasciarlo a bocca aperta. Lord of Shadow 2 è un buon titolo, sia chiaro, ma non riesce – per stile, narrazione ed emozione – a stupire come fece invece il suo predecessore.  Tecnicamente il motore grafico sviluppato per l’occasione, Mercury Steam 2 fa egregiamente il suo lavoro. Il fatto di non essere stato programmato per console next-gen ne ha sicuramente tarpato le ali, ma il look complessivo e, più in generale, il level design sono sempre di altissimo livello. Peccato che le vicende si collochino praticamente sempre nel castello, il che ne limita fortemente le possibilità artistiche.

Lords of Shadow 2 è un buon gioco, ma fa un leggero passo indietro rispetto al suo predecessore. La novità delle fasi stealth si rivela un semplice riempitivo, mentre la narrazione e gli enigmi ambientali sono privi di mordente. Peccato non aver mantenuto lo stello livello qualitativo del primo capitolo.