La querelle fra Fbi ed Apple scoppiata un paio di settimane fa (il governo USA chiese alla società di Cupertino di sbloccare l’iPhone 5 dell’attentatore di San Bernardino, Syed Farook, ma ricevette un secco “no” da parte del CEO Tim Cook) ha visto diverse società ed associazioni prendere una posizione in merito. Anche l’Onu ha voluto dire la sua, schierandosi nettamente dalla parte della mela morsicata.

L’Alto commissario dell’Onu Zeid Ràad Al Hussein ha dichiarato infatti che la richiesta da parte dell’Fbi di forzare il sistema di sicurezza dell’iPhone del terrorista Syed Farook porterebbe al rischio di violare i diritti di altre milioni di persone, sottolineando comunque l’importanza dell’indagine su “un crimine abominevole”.

“In questo caso, però – fa sapere Zeid Ràad Al Hussein – non si tratta solo di una società e dei suoi sostenitori che tenterebbero di proteggere criminali e terroristi, ma di sapere dove tracciare la linea rossa di cui abbiamo tutti bisogno per proteggerci da criminali e repressione”. Secondo l’Alto commissario dell’Onu si potrebbero trovare altre soluzioni: “esistono altri modi per scoprire se questi assassini avevano complici senza costringere Apple a creare un software per indebolire il sistema di sicurezza dei propri telefoni”

In caso Apple avesse accettato la richiesta da parte del governo USA – fa sapere Zeid – si sarebbe creato un precedente molto pericoloso (come dichiarato dallo stesso Cook) e, utilizzando una metafora mitologica, Zeid rende ancora più forte il suo punto di vista “Con l’obiettivo di regolare un problema di sicurezza con la decrittazione di dati in un caso ben preciso, le autorità rischiano di aprire un vaso di Pandora, con implicazioni che potrebbero essere estremamente dannose per i diritti dell’Uomo di milioni di persone, compresi quelli psichici e finanziari”.