Attraverso Twitter, l’ex ministro Carlo Calenda ha espresso il suo disappunto verso il mondo dei videogiochi. All’interno del suo profilo, l’ex ministro ha condiviso una serie di messaggi piuttosto chiari e diretti.

Trattasi dichiarazioni molto forti che hanno subito suscitato molte polemiche, soprattutto nel mondo gaming e dell’educazione. Polemiche che si sono trasformante, in un’epoca social, in un mare di commenti piuttosto taglienti ai tweet dell’ex ministro. Quanto affermato parte da un concetto corretto e cioè quello che bisogna salvaguardare la crescita dei ragazzi e stimolarli dal punto di vita intellettivo. Tuttavia, Calenda cade nel solito preconcetto che i videogiochi come i social network siano solo dannosi per i ragazzi. Peccato, però, che molto giochi siano progettati proprio per far ragionare i giocatori e farli interagire tra di loro.

Altri, invece, spingono ad imparare la programmazione offrendo la possibilità di creare mod che permettono di personalizzare l’esperienza di gioco. I videogiochi, quindi, non sono solamente dei prodotti passivi ma possono diventare anche uno stimolo per i ragazzi. Quello che serve, come in tutti i casi, è il buon senso, cioè un uso equilibrato dei videogiochi concesso dai genitori ai loro figli.

Il mondo dei videogiochi, del resto, è molto vario, come quello dei libri e dei film e quindi possono esserci contenuti validi e contenuti meno intelligenti. Proprio per questo non bisogna generalizzare ma piuttosto usare un approccio smart al problema. Anche gli sviluppatori di giochi devono, comunque, fare la loro parte per realizzare giochi che puntino a sviluppare la creatività dei ragazzi piuttosto che creare titoli da consumare passivamente.