Camino, uno dei browser più apprezzati per Mac OS X, ha «raggiunto la propria fine»: gli sviluppatori l’hanno annunciato giovedì sul sito ufficiale, dal quale pure è tuttora scaricabile. Lanciato undici anni fa, Camino ha fatto la storia del web, ma da tempo risulta inutilizzabile. L’ultima versione risale al 2012, quando già aveva perso molto appeal. La maggioranza dei programmatori attivi sul progetto è approdata da anni ad altri browser, come l’ex leader Dave Hyatt, che s’è quasi subito trasferito in Apple per creare Safari.

Prima di Safari, Camino ha entusiasmato gli utenti di Mac OS X, utilizzando Gecko: un engine che Mozilla sostituirà, un domani non molto lontano, con Servo. Il browser è rimasto a lungo nell’ombra dei principali concorrenti, contribuendo significativamente alla “crescita” di Firefox e Chrome. Un po’ com’è successo a Konqueror, dal quale sono derivati KHTML e WebKit. Dubito che molti utenti utilizzino ancora Camino, ma la sua fine è un segnale importante. C’è spazio perché s’affermino i progetti indipendenti? Secondo me, non più.

Molti hanno provato a creare dei browser alternativi, finendo per essere assorbiti dai principali o fallendo del tutto. Flock, ad esempio, doveva costituire una svolta “sociale” che non è mai avvenuta. Lo stesso dicasi di RockMelt. Ha senso investire su nuovi browser? Opera ha trasformato il progetto nel clone di Chrome, non soltanto perché integra WebKit… e passerà quanto prima a Blink. Tre dei cinque maggiori progetti, al momento, utilizzano il medesimo engine. Camino è un simbolo di questo fenomeno. Facciamocene una ragione.