87 milioni sono gli utenti di Facebook coinvolti nello scandalo di Cambridge Analytica, quasi il doppio di quanto ipotizzato all’inizio. Questa impressionante cifra è stata confermata ufficialmente dal social network che ha condiviso anche l’appartenenza geografica degli utenti coinvolti. Anche se la maggior parte dei dati riguardano utenze americane, Facebook fa sapere che anche gli italiani sono stati marginalmente coinvolti. L’applicazione di Kogan che ha permesso di raccogliere un così alto numero di dati degli utenti che poi sono stati condivisi senza autorizzazione con Cambridge Analytica, avrebbe registrato informazioni anche su 214 mila profili di utenti italiani.

Ora Facebook dovrà capire esattamente come sono stati utilizzati questi dati e dovrà anche lavorare duramente per fare in modo che le informazioni degli iscritti siano maggiormente protette. Lo scandalo ha letteralmente travolto il social network che è stato messo sotto accusa da più parti su come gestisce, raccoglie e protegge i dati dei suoi iscritti.

Molti Governi hanno chiesto di vederci chiaro e proprio per questo, Mark Zuckerberg testimonierà davanti ad una Commissione del Congresso americano il prossimo 11 aprile.

Nel frattempo, Cambridge Analytica è intervenuta affermando che le stime di Facebook sono eccessive e che i dati raccolti riguardavano solamente 30 milioni di utenze e che tutte queste informazioni sono state cancellate dai suoi server. Per dimostrare la sua buona fede, Cambridge Analytica si sta sottoponendo volontariamente ad un’indagine che verificherà il suo operato.

Intanto, Facebook ha annunciato anche una serie di limitazioni dell’utilizzo delle sue API per le applicazioni di terze parti per evitare che tali app possano avere accesso a troppi dati degli utenti. Una mossa, dunque, per proteggere la privacy degli iscritti e placare le polemiche sulla gestione dei dati della piattaforma.