Quel che ha fatto la fortuna di Call of Duty, è stato il suo saper essere un gioco coinvolgente al cento per cento. La visuale in prima persona e le “battaglie” ricche di particolari, hanno saputo conquistare l’attenzione di tutti gli appassionati di war game.

A pubblicare Call of Duty ci ha pensato l’Activision Blizzard che ha pensato di strutturare e far evolvere il gioco in numerosi capitoli. Oggi se ne contano ben otto, di cui un ultimo in uscita, a cui si aggiungono anche diversi spin-off.

Dal 2003 al 2010, ogni si è passati dalle versioni storiche ambientate ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, fino ai capitoli dedicati alla Modern Warfare e alla guerra fredda.

Adesso sulle riviste di settore, gli esperti di videogiochi analizzano la release Elite di Call of Duty che vuol dare una dimensione ancora più social al gioco. In effetti si tratta di un servizio social per i giocatori, disponibile sul mercato dal 14 luglio.

Il lancio del prodotto viene giustificato dal tema dell’Activision Blizzard con la necessità di soddisfare le esigenze di una community crescente che al giorno d’oggi raccoglie già 30 milioni di giocatori abituali che esplorano le versioni storiche e moderne ma sono affascinati anche dagli equilibri precari della guerra fredda.

Tutto è stato semplificato: non è necessario “perdere tempo” in numerose configurazioni, ma la dinamica di gioco appare più immediata.

Con la piattaforma Elite, adesso, ogni giocatore può confrontare le sue performance con quelle degli amici e condividere le emozioni di una guerra in piena regola.