Arriva oggi nei negozi Call of Duty: Advanced Warfare, nuovo capitolo della fortunata saga di sparatutto bellici targati Activision e che, dopo anni di estremo conservatorismo, porta un po’ di sana innovazione alle ormai stantie meccaniche di gioco. Andiamolo a scoprire insieme.

Il gioco è ambientato nel 2055, all’interno di una cornice futuristica abbastanza credibile, dove a decidere le sorti della popolazione mondiale non sono più i governi nazionale ma multinazionali e compagnie private. Il giocatore veste i panni di Jack Mitchell, un marine che a seguito di un grave incidente, mostrato nell’incipit della campagna, abbandona l’esercito e diventa agente speciale di un gruppo militare privato che svolge missioni per gli Stati Uniti d’America dove non è possibile chiamare sul campo le milizie ordinarie. La sceneggiatura di questo nuovo capitolo del brand Call of Duty è un po’ deboluccia e non riesce a catturare completamente l’interesse del giocatore, tuttavia la buona spettacolarità e il ritmo elevato di alcune missioni contribuiscono a rendere godibili le circa cinque ore di campagna in singolo giocatore. Ma quindi, dove sono le novità?

I ragazzi di Sledgehammer Games hanno convogliato tutta la loro spinta innovativa solo ed esclusivamente nel comparto multiplayer, che è imperniato sulla tuta EXO (a differenza del single player in cui è poco, o per niente, sfruttata) una sorta di nanotuta di Crysis che offre al giocatore nuove possibilità belliche, di movimento o strategiche come il doppio salto, il rampino, la bomba sonica, l’invisibilità e tanto altro ancora. Tutte queste nuove abilità non stravolgono le meccaniche solide e assodate del multiplayer di CoD, ma ne espandono e ampliamo in maniera netta e marcata l’esperienza. Allo stesso modo anche le mappe di gioco sono tutte studiate per svilupparsi non solo in maniera orizzontale – come in passato – ma anche in direzione verticale, sfruttando quindi le nuove capacità offerte dalla tuta EXO. Ovviamente è presente il tradizionale sistema di personalizzazione che permette al giocatore, al salire di livello, di potenziare il proprio arsenale, arricchito da nuove bocche da fuoco e 8 abilità della tuta come, ad esempio, uno scudo o la possibilità di lievitare o rendere silenzioso il giocatore. Queste skill non sembrano però molto utili visto il particolare ritmo frenetico delle schermaglie online.

Altra importante novità nel multiplayer è la presenza di un sistema di loot, che regala al giocatore dei bottini – come armi modificate, accessori o vestiti – dopo aver vinto determinate sfide, giocando la campagna (un interessante modo per stimolare chi non la gioca da anni), oppure passando semplicemente del tempo sui server di Call of Duty Advanced Warfare. Tale elemento ricopre un ruolo molto incisivo all’interno dell’economia del comparto multiplayer, visto che permettono al giocatore di trovarsi fra le mani armi molto potenti già alle prime uscite. Gli sviluppatori hanno inserito però dei malus (alcune armi del bottino ad esempio sono a tempo limitato) per evitare un indesiderato effetto sbilanciamento. Oltre alle modalità più tradizionali, da segnalare l’interessante Eco Survival, una sorta di orda in cooperativa in cui si deve resistere a ondate di soldati e droni, e contestualmente compiere piccole missioni. Call of Duty Advanced Warfare è mosso dal nuovo motore grafico proprietario di Sledgehammer Games, finalmente pensato per la next-gen e capace di regalare scorsi di ottimo impatto estetico e un ottimo sistema di illuminazione, che dà il meglio di sé nelle fasi in notturna.

Questo nuovo capitolo della saga Call of Duty riesce finalmente a portare una potente sferzata di innovazione dopo anni in cui il brand Activision di punta ha campato di rendita con produzioni uguali a se stesse ed estremamente conservatrici. Peccato che Sledgehammer Games abbia portato la sua spinta riformatrice solamente nel comparto multiplayer, proponendo invece una campagna singolo giocatore ancora molto legata agli stilemi e alle meccaniche del passato.