Vecchie icone

Braun è nata quasi per caso, nel 1921. Il padre fondatore, l’ingegnere meccanico Max Braun, dopo aver fatto una piccola fortuna vendendo nel suo negozio un macchinario da lui stesso progettato (un sistema rapido per piegare il filo di metallo che al tempo serrava le cinghie di trasmissione nei motori dei trattori), investì il capitale nello sviluppo di circuiti per le radio. Soli 8 anni dopo, Braun decise di produrre sistemi radio completi e, nel 1932, poteva già dirsi leader nel mercato tedesco, con il lancio della prima radio con giradischi integrato.

Dopo la triste parentesi della Seconda Guerra Mondiale, le fortune della Braun proseguirono con il lancio di numerosi sistemi audio e radiofonici molto apprezzati per l’elevata qualità, che valsero al produttore numerosi riconoscimenti e successi commerciali. Alla morte di Herr Braun, i figli raccolsero l’eredità del colosso e, merito di una serie di intuizioni geniali, ne sostennero l’ulteriore crescita a partire da metà degli anni ‘50 e per i successivi 20 anni. Infatti, i prodotti Braun, che ormai spaziavano dalle radio alle TV, dai sistemi Hi-Fi ai mixer per la cucina, dalle cineprese agli asciugacapelli, e altro ancora – non solo erano qualitativamente ineccepibili, ma anche altamente innovativi nel design. Inoltre la Braun seppe immaginare tecniche di comunicazione e di marketing all’epoca all’avanguardia, e ancora oggi studiate.

Braun T3

Braun T3 & iPod

Sono pochi, oggigiorno, i produttori che possono vantare un appeal simile a quello che ebbe Braun a metà del secolo scorso. Non è dunque un caso se proprio uno di questi, Apple, in passato si sia ispirata a una radio portatile, la Braun T3 (progettata dal designer tedesco Dieter Rams, nel 1958) per il design del primo iPod.

Ripartire dalla storia

Oggi, Braun è un gigante sopito, un colosso dell’elettronica di consumo che, negli anni, ha progressivamente perso numerose branche della sua, un tempo, vastissima linea di produzione per ritrovarsi, ai giorni nostri, con le vestigia del proprio glorioso passato e una fetta di mercato nel comparto dei dispositivi per la cura personale.

Braun è come Roma. Camminando fra le file di prodotti storici che popolano il suo museo, presso la sede di Kronberg, in Germania (Braun ha invitato un ristretto gruppo di giornalisti presso la sua sede storica), si ha l’impressione di calpestare il sentiero dei passi perduti. Si riesce quasi a sentire il rumore dei flash e l’eco della folla di curiosi che popolava le fiere di settore, fra gli anni ’50 e ’60. Chi c’era racconta come si restava letteralmente rapiti davanti a prodigi dell’ingegneria e del design, del tutto catturati dalle innovative strategie pubblicitarie. Prodotti e tecniche di marketing che ancora oggi fanno scuola.

Stranamente, in Braun non sembra esserci la volontà di fare un vanto della propria storia, preferendo che a parlare per il marchio sia la qualità dei suoi prodotti, passati e presenti. Un eccesso di modestia, forse, che ha inevitabilmente relegato nel quasi anonimato un brand così importante.

Ispirare e creare

Eppure, a vederla da vicino, la società tedesca – oggi parte di Procter & Gamble – appare in ottima salute, composta da numerosi professionisti provenienti da tutto il mondo, capaci e soprattutto appassionati, che hanno fatto proprio il DNA che caratterizza Braun da quasi un secolo: qualità, affidabilità ed efficacia.

Ben Wilson

Ben Wilson

Sotto la guida dall’Industrial Designer, Ben Wilson, il tour della fabbrica (evento più unico che raro a Kronberg) ha permesso di conoscere da vicino come nasce un prodotto Braun, dallo sviluppo di una nuova tecnologia al progetto di design, dalla scrupolosa serie di test su efficacia, durata e resistenza (dei veri e propri crash test degni di prodotti ad uso militare) fino all’analisi di gruppi di studio che esprimono giudizi estetici e d’uso pratico. Un processo rigoroso, che si ripete per ogni singolo nuovo prodotto e che, dalla progettazione iniziale alla messa sul mercato, può richiedere da 1 a 5 anni di sviluppo.

Ispirare, creare, sviluppare, definire, rifinire, lanciare sono le colonne portanti di questo complesso processo. “Ovviamente, noi designer dobbiamo saper pensare sempre al futuro, indovinando come cambierà il concetto di bellezza da qui a un anno o più”, spiega Ben Wilson. “Una volta ingegnerizzata una tecnologia, dobbiamo costruire attorno ad essa una forma che ne incarni le funzioni e che, al contempo, ispiri i consumatori. Per questo, a metà del processo realizzativo facciamo ricorso a dei gruppi d’indagine che ci danno le proprie impressioni. Sono spunti importanti che ci riportano al tavolo da disegno. La cosa positiva, qui in Braun, è che il team degli ingegneri e quello dei designer si confrontano costantemente e apertamente per raggiungere il miglior risultato possibile, un compromesso fra design e funzionalità. Mediamente, un singolo progetto si basa su un core team di 10 persone, a cui si aggiungono man mano altre professionalità”.

Dal look alla presa in mano, dalla posizione dell’interruttore al rumore del motore, tutto viene studiato nei minimi dettagli. Anche i colori sono scelti in base alla consulenza di esperti di marketing e di psicologia. “I nostri prodotti racchiudono design ed efficacia rispondendo alle esigenze del mercato. Questo consente all’azienda di raggiungere alti standard e di presidiare mercati in tutto il mondo o di vendere i propri brevetti a società associate come Oral-B nel mondo o DeLonghi in Italia”.

Rasatura a filo

Per dare la misura di quanto approfondita sia la ricerca della qualità e della massima efficacia basti sapere che, per i rasoi da uomo Braun, un team di specialisti ha utilizzato le più moderne tecnologie di mappatura e di scansione cutanea per analizzare i singoli peli e follicoli delle diverse tipologie di barba (riccia, liscia, di uomo caucasico, asiatico, ecc.) e come questi vengono tagliati con la normale rasatura elettrica. Uno studio costante che ha consentito ai rasoi Braun di raggiungere un’elevata efficacia anche nelle aree più difficili come collo e zona mandibolare, solitamente caratterizzare da vertigini e peli obliqui (nemici da sempre dei rasoi elettrici).

Stefania Angelino

Stefania Angelino

Il primo rasoio Braun è nato negli anni ’50, ma oggi come allora Braun basa il suo lavoro di ricerca e sviluppo su due quesiti essenziali: cosa serve e cosa è possibile. Lo spiega Stefania Angelino, Section Head – R&D Male Power Grooming Product Research di Braun: “Capire l’utente, sviluppare la tecnologia, definire formato e funzioni e, infine, garantire qualità e affidabilità sono tappe fondamentali nella creazione di un rasoio elettrico. Quanto precisa deve essere la rasatura, quanto vicino alla pelle devono arrivare le lame sono solo alcune delle problematiche che affrontiamo. Il vero problema è che ogni persona è unica Inoltre uomini e donne differiscono anche in base alla razza o al clima in cui vivono. La massa di dati da analizzare è infinita e per questo la ricerca deve essere costante. Non è un caso che i produttori ancora attivi nella ricerca in questo settore si contino sulle dita di una mano. La pelle del viso è così complessa che solo pochi rasoi riescono a rasare uniformemente il 100% del viso; la maggior parte arriva solo all’80%. La Serie 9 incarna tutto ciò, un prodotto sviluppato nel corso di anni, con in mente un target premium”.