Ho appena letto un interessante post del sempre ottimo Antonio Lupetti sul caso Boldrini. La presidente della Camera se ne è uscita con la necessità di fare delle leggi speciali per normare il web, a fronte del vergognoso attacco di cui è stata fatto oggetto nelle ultime settimane.

Riassumo da Antonio:

Circolano centinaia di immagini e messaggi violenti contro di lei. Fotomontaggi a sfondo sessuale. Fotomontaggi che la ritraggono violentata da un uomo di colore. Fotomontaggi del suo viso appiccicato sopra al corpo di una donna sgozzata. Continue minacce di morte che rimbalzano ovunque, incontrollate, su ogni angolo della Rete. Lei ha detto soltanto: «sulla Rete campagne d’odio, è tempo di fare una legge».

A me però questa storia delle leggi speciali lo sapete che mi fa incazzare. Se tutto questo fosse capitato a una persona normale alla Boldrini sarebbe importato qualcosa? Mmh… No perché, ora non è che la formula delle leggi ad personam si deve ripetere nel tempo. A Laura Boldrini va tutta la mia solidarietà per i vergognosi e vigliacchi attacchi che sta subendo, ma non è l’unica vittima. Se delle leggi per il web le avesse chieste Berlusconi? No dico, non crederete mica che non le riceva anche lui quotidiane minacce di morte e fotomontaggi sexy? Che cambia, che è un uomo? Ohibò, la legge non deve mica essere uguale per tutti? Non è che le donne vadano tutelate sul web più di quanto non lo siano nella realtà, la realtà è che le donne vanno tutelate anche nel web, a partire da prima ancora che lo dica qualcuno, perché le leggi ci sono.

Antonio come tanti altri sostiene la necessità di leggi per normare Internet, frenare l’anarchia, magari insieme a una per la diffusione del web. Eh no cari miei, Internet è libertà e non venite a fracassarci i cosiddetti con altre leggi che poi non siete neppure in grado di applicare. Internet non è un paese diverso da quello reale, certe cose pubblicate sul web oggi cinquant’anni fa (ma anche dieci) venivano scritte sui muri.

L’hanno fatta la legge per non scrivere sui muri? Certo che l’hanno fatta, o almeno qualcuno ci ha provato, con l’unico risultato che scrivere sui muri, per chi voleva farlo, è divenuto ancora più stimolante. Lo fece anche il sindaco Albertini a Milano: mise la taglia sui writer e ci fu pure una (1) persona che segnalò un “imbrattatore”. Poi arrivò Sgarbi a parlare di artisti di strada e la faccenda cambiò un po’, ma non divaghiamo.

Già l’Agcom ci vorrebbe riprovare, a mettere le mani su Internet. Stessero attenti, che qui di censura non ne vogliamo sentire parlare. Non servono leggi speciali per Internet, serve applicare al web le normali leggi che abbiamo. Su Boldrini, fai la persona seria, chiedi che vengano applicate (anche al web) le leggi del nostro Stato che qui la gente, delle nostre leggi, se ne frega bellamente e quando le vìola si trova il modo di farla uscire di gattabuia il prima possibile, che poverini i delinquenti in galera ci stanno stretti.