Venerdì e sabato a Catania succederà qualcosa che può cambiare le carte in tavola nell’ecosistema italiano dell’innovazione. Blank Disrupt è il primo evento realizzato nel nostro Paese in cui un così nutrito gruppo di professionisti stimati lungo tutto lo stivale e oltre si mette in gioco per fare qualcosa davvero in grado di cambiare le regole del gioco. Si tratta di un evento di due giorni, workshop più conferenza, dedicato a temi che non sono sulla cresta dell’onda, ma a quello che sta sotto l’onda. Si parlerà dei processi innovativi e non del risultato di questi. Non si parlerà di stampa 3D, startup e Bitcoin, ma di co-creazione, innovazione open e tecniche di gestione di operazioni e team. In inglese. A pagamento. Con un evento internazionale organizzato al centro del Mediterraneo. Un punto di partenza.

Leonardo.it, grazie all’ospitalità degli organizzatori, StartupBusiness e Cocoon Projects, ci sarà e vi racconterà quello di cui si parlerà. Per aiutarvi e aiutarci a scoprire in cosa saremo coinvolti abbiamo fatto una chiacchierata con Stelio Verzera, lean innovation coach e membro dell’associazione Blank, da cui il Disrupt discende.

Che cos’è Blank Disrupt?
L’idea di organizzare un evento viene dalla volontà di testare le assunzioni più forti che abbiamo fatto sul territorio. Nei meet-up che Blank ha organizzato finora abbiamo sempre dichiarato di voler operare al di fuori di schemi che pesano sul nostro Paese e vogliamo farlo a partire dalla Sicilia. Vogliamo capire come sta il territorio e avviare un processo di co-creazione di iniziative future. Vogliamo verificare se c’è una risposta davanti a provocazioni estreme. Non parleremo quindi di stampa 3D, droni o startup. Faremo un evento in inglese e a pagamento, come normalmente si fa in Europa. Questa in Italia e soprattutto in Sicilia al momento è fantascienza.

Che cosa significa innovazione disruptive?
Il punto di riferimento è forse The Innovator’s Dilemma di Christensen. Le innovazioni disruptive sono quelle innovazioni che quando entrano in un mercato generale sono destinate a cambiare radicalmente quel mercato, come la fotografia digitale per esempio. Fare un evento inglese in Sicilia sull’innovazione disruptive è un test di innovazione disruptive. Per il principio di indeterminazione di Heisenberg, ora se qualcuno vuole fare un evento legato all’innovazione c’è un punto di riferimento. Tu inizi a mettere qualcosa nel mercato e da quel momento in poi non puoi più ignorarlo. Partiamo da un pubblico di nicchia, facciamo cose che costano di più, ma se poi gli attuali leader di mercato non si adeguano rischiano di sparire come ha fatto la Kodak. Noi speriamo che questa iniziativa inizi a fare crescere l’ecosistema. Ci interessava fare una prima esperienza da cui imparare e massimizzare per poi coinvolgere anche gli altri paesi.

Be’, qualche speaker straniero c’è già.
L’obiettivo è creare un sistema Mediterraneo. Vogliamo dialogare con Barcellona, Istanbul, Israele… Abbiamo detto a tutti che non pianificheremo perché non è agile. Ci sono già idee nate dal territorio per fare piccole cose, ma stiamo pensando anche a come far evolvere il format, che è un incrocio fra Tedx e Service Jam.

Avete individuato tre parole chiave: co-creation, open innovation e management techniques. Perché queste tre?
Sono i trend in cui noi come ecosistema siamo inseriti, un mix fra quello che succede nel mondo e quello che ci serve. Un incrocio buono fra il network che si sta creando intorno a Blank e le opportunità che si sviluppano sul territorio.

La base resterà a Catania?
Catania è un punto di partenza e di riferimento. Non faremo cose a Milano perché là c’è un sistema con molti player che si fanno concorrenza e ci sono più interlocutori. In Sicilia non c’è quasi nulla, come in tutto il sud Italia. Seconda cosa la Sicilia è davvero l’ombelico geometrico del Mediterraneo. L’idea comunque è di fare altre cose in città italiane e del Mediterraneo. Ancora non sappiamo come e con che formato.

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