Sinceramente, io non pensavo che BlackBerry sarebbe arrivata a questo punto: una lettera aperta – che compare accedendo al sito ufficiale dell’azienda – cerca di rassicurare i clienti sul futuro del marchio. Purtroppo, però, l’effetto è stato quello di convincerli del contrario. Il team di BlackBerry, perché il messaggio non è firmato dal Chief Executive Officer (CEO), ribadisce dei primati che non sembrano credibili e arriva a vantare la congrua disponibilità di capitali che agli utenti finali non dovrebbe affatto interessare.

La lettera non cita il licenziamento del 40% della forza-lavoro che cinicamente definisce come un taglio alle spese e tenta invano di rilanciare l’immagine dell’azienda agli occhi dei professionisti. Sono solito affermare, in queste situazioni, che BlackBerry «non è alla frutta, è all’ammazza-caffé»: proporre dei device più accattivanti e la compatibilità con le applicazioni concepite per Android non è stato sufficiente, specie perché l’ecosistema “chiuso” di BlackBerry OS non lascia alcuno spazio agli sviluppatori indipendenti.

Nelle ultime settimane è emersa l’ipotesi che Microsoft possa comprare BlackBerry com’è avvenuto di recente con Nokia. Non sono sicuro che sia la scelta migliore, ma – più in generale – consiglierei al CEO di cedere la proprietà intellettuale dell’azienda a terzi e chiudere i battenti. Le tecnologie di BlackBerry sul Bring Your Own Device (BYOD) possono ancora fare la differenza, soprattutto su Android e iOS che hanno molte affinità col sistema operativo e guadagnerebbero dalla separazione dei profili personale e professionale.