BlackBerry – assecondando Silvio Gulizia, che suggeriva d’utilizzare direttamente il sistema operativo di Google – ha introdotto nella versione 10.2.1 un supporto alle applicazioni “native” create per Android: non sarà possibile scaricarle dal Play Store, com’era sembrato di primo acchito, ma gli utenti potranno inserirle sul proprio smartphone dagli .apk. Ciò significa che gli sviluppatori devono rendere disponibili i pacchetti originari delle app, affinché siano installati su BlackBerry OS. La scelta è piuttosto imbarazzante.

Molte delle applicazioni presenti nel BlackBerry World sono state ri-compilate sul sistema operativo da quelle create per Android, ma il tempismo di BlackBerry non poteva essere peggiore: Google ha appena imposto un ricorso al Chrome Web Store per le estensioni del browser e scommetto che non tarderà a impedire l’installazione delle app da .apk. Ciò non dovrebbe includere le ROM e, di conseguenza, neppure quest’implementazione… però «errare humanum est, perseverare autem diabolicum» e BlackBerry ultimamente non ne “azzecca” una.

Più interessante, secondo me, capire come sia possibile che BlackBerry OS esegua le applicazioni di Android. I sistemi operativi sono entrambi UNIX-like, ma – mentre quello di Google è basato su Linux – i BlackBerry installano una variante di QNX che è derivato da BSD. Possiamo paragonarli a Volkswagen e Posche, due aziende distinte che condividono alcuni componenti: la Dalvik VM, che sarà sostituita da un nuovo runtime e permette l’esecuzione delle app, utilizza Java e perciò non impedisce d’implementare dei kernel differenti.