Oggi, Bitcoin è scambiata a più di $1.000 su Mt. Gox, uno dei più grandi mercati internazionali del settore: la valuta aveva raggiunto i $100 in aprile e l’aumento di valore in novembre è pari al 500% sulla valutazione del mese precedente. Un’“esplosione” dovuta a diversi fattori, primo fra tutti la chiusura di Silk Road – un negozio virtuale per effettuare degli acquisti anonimi – cui la moneta era stata erroneamente associata. Il salto dai $200 d’ottobre è stato possibile pure per l’interesse che Bitcoin ha suscitato in Cina.

Sembra che sia arrivato il momento giusto d’iniziare ad accumulare dei Bitcoin, nonostante le spese per l’energia elettrica che il mining comporta: il giro d’affari della moneta virtuale s’aggira attorno agli $11,5 miliardi e sono in costante aumento gli esercizi commerciali che l’accettano. Il caso di Silk Road, come anticipavo, è stato determinante nell’ascesa del valore perché il negozio permetteva lo scambio di sostanze stupefacenti in Bitcoin… ma la crisi internazionale ha smosso l’interesse delle amministrazioni pubbliche.

Significa che pagheremo il caffè in Bitcoin, un domani? Non mi sento d’escluderlo, anche se nel nostro Paese è difficile persino avere la NFC (Near Field Communication), ma l’entusiasmo potrebbe scemare col pericolo della “bolla”. Bitcoin non è regolamentata quanto le altre valute e il valore attribuitole è soggetto a continue mutazioni: se avete dei crediti, potrebbe essere il momento più opportuno per riscattarli — perché potreste ritrovarvi ad avere appena un euro. È un’alternativa credibile? Sì, però non credo nei miracoli.

Photo Credit: BTC Keychain via Compfight (CC)