In questi giorni si parla molto della moneta virtuale Bitcoin. La stura l’hanno data Zynga, che ora li accetta in Farmville, e un paio di articoli comparsi on line nelle ultime settimane, a partire da quello scritto dal premio Nobel per l’economia Paul Krugman sul New York Times, che ha definito la valuta nata su Internet il male. Negli scorsi giorni intanto i Bitcoin hanno superato i 1000 dollari di valore, contro i 10 che avevano la prima volta che ne abbiamo parlato un anno fa. Ma che diavolo sono e come funzionano questi Bitcoin?

Vediamo di farla semplice: i Bitcoin sono un oggetto di scambio. Dei file criptati che contengono informazioni legate al possessore. O meglio, contengono informazioni che garantiscono che chi sta spendendo quel Bitcoin ne è in possesso. Da qui a dire che sia il legittimo proprietario non si può fare. I Bitcoin sono come i soldi: se te li rubo me li spendo, ma non ne sono comunque il legittimo proprietario. Quando i file, che rappresentano la moneta, vengono scambiati, le informazioni sul possessore cambiano. Il tutto è gestito tramite una procedura chiamata in gergo crittografia a chiave pubblica, capace di impedire a chi ha speso la moneta di spenderla di nuovo.

I Bitcon vengono definiti una moneta peer to peer perché non esiste un’autorità che ne governa la produzione. Si possono produrre al massimo 21 milioni di Bitcoin e secondo le previsioni dovrebbero essere stati prodotti tutti entro il 2140. A produrli può essere chiunque: per farlo basta scaricare il software open source che permette di trasformare il proprio computer in un minatore ed estrarre, tramite complessi calcoli matematici, nuovi Bitcoin. Quando vengono trovati, il codice di ogni singola moneta viene inviato a tutti gli utenti del programma, collegati fra loro in una rete peer-to-peer.

La Bitcoin Foundation Italia ha poco più di un mese di vita, ma intanto c’è, è lì. A distanza di quattro anni dalla nascita, i Bitcoin sono divenuti oramai un fenomeno che non si può più ignorare. Perché ci piacciono così tanto? Perché sono al riparo dall’inflazione, anche se il loro valore oscilla e non poco: su di loro le banche non hanno infatti alcun potere. Da un anno a questa parte inoltre l’uso dei Bitcoin è divenuto equivalente a quello di Paypal e dopo la chiusura del mercato nero del web, vale a dire Silkroad, il valore dei Bitcoin è schizzato alle stelle

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