I Bitcoin sono una cosa importante. Se a dirlo è uno che ha investito 50 milioni di dollari in startup che si basano proprio su questi, l’affermazione può risultare un po’ troppo di parte, ma Marc Andreessen non è uno qualsiasi. È uno dei più grandi venture capitalist che ci siano in giro e se dalle pagine del New York Times si spinge a definire i Bitcoin una cosa rivoluzionaria c’è da dargli quantomeno retta.

Secondo Andreessen i Bitcoin sono una sorta di terzo step della rivoluzione digitale, come lo furono il personal computer nel 1975 e Internet nel 1993. Le caratteristiche comuni di questi tre “eventi” sono:

  • gli idealisti ci hanno proiettato sopra una visione di libertà e rivoluzione;
  • i nerd ne sono diventati subito entusiasti e ne hanno visto il potenziale, spendendo notti e weekend a indagarne i risvolti;
  • alla fine le aziende che immettono sul mercato prodotti di massa ne hanno iniziato la commercializzazione.

Nel suo editoriale Andreessen spiega il perché in Silicon Valley sia pieno di nerd e startupper ingrifatissimi su questa cosa, partendo dalla risoluzione del problema noto come Byzantine Generals Problem, ossia la necessità, nel caso specifico, di assicurare che chi ha in mano i bitcoin ne sia il legittimo titolare, o per meglio dire che quei bitcoin siano realmente spendibili, insomma che ci si possa fidare. Questo ha ricadute in tutti i settori in cui è richiesto di trasferire del materiale digitale da una persona all’altra.

Questa cosa è ancora più importante in un mondo in cui le transizioni oramai avvengono sempre più attraverso Internet. Se in genere il rivenditore ha un margine del 5 per cento, quasi metà di questo margine se ne va per pagare il sistema bancario che garantisce la transizione. Ed ecco perché, oltre a evitare il rischio delle frodi legate alle carte di credito, i commercianti stanno pian piano iniziando ad adottare i Bitcoin, come ha fatto anche Zynga.

A chi sostiene che i Bitcoin siano pericolosi, Andreessen ricorda che non è così, che lo scambio di bitcoin è registrato è che questi sono più tracciabili delle altre forme di pagamento(se volete approfondire leggete il post su tutto quello che c’è da sapere sui Bitcoin). Andreessen passa in rassegna poi diversi settori in cui l’uso dei Bitcoin potrebbe cambiare le cose, dai micropagamenti nel mondo dei media a tutti quei casi di persone che vanno a lavorare all’estero per mandare soldi a casa, pagando dal 5 al 10 per cento alle banche per fare ciò, ai movimenti che potrebbero raccogliere fondi con un semplice QR code.

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Photo Credit: BTC Keychain via Compfight (CC)