Parlando di Bing, siamo abituati a considerarlo giusto un motore di ricerca: con Google la questione è diversa, perché – da Android a Chrome OS – l’azienda racchiude un numero più consistente di servizi. Grazie all’uscita di Windows 8 e Windows Phone 8 e alla ristrutturazione di Microsoft, Bing ha assunto un ruolo diverso. Non possiamo più considerarlo come un semplice search engine, perché è diventato una piattaforma dedicata agli sviluppatori. La ricerca continua ad avere grande importanza, ma non è l’unico obiettivo di Bing.

Un esempio su tutti è quello di Bing Translator, preferito all’equivalente di Google da Facebook e Twitter. Durante il BUILD 2013 – la conferenza annuale degli sviluppatori – è stata presentata una “rivoluzione” di Bing che, nelle intenzioni di Microsoft, è diventato una piattaforma per arricchire le app di terze parti su Windows e Windows Phone. Oltre alle traduzioni e alle mappe geografiche, Bing introduce un’interfaccia per la Optical Character Recognition (OCR) nelle applicazioni di 8 e 8.1. E, ancora, la speech recognition.

Google prevede gli stessi servizi da sempre e ciò considerato la scelta di Microsoft appare tardiva. Non vorrei essere ripetitivo, ma se continuo a prediligere la concorrenza è soprattutto perché Bing privilegia gli utenti statunitensi e britannici. Non riesco a farmene una ragione: molte delle funzionalità del motore di ricerca e alcune tra le nuove Application Programming Interface (API) sono accattivanti, però non sono accessibili dall’Italia o da altri Paesi europei ed extra-europei. Una politica producente? Secondo me, no.