Molti non se ne sono accorti, perché la modifica riguarda soltanto l’edizione accessibile dagli Stati Uniti, ma Bing ha un nuovo logo: in giallo, riprende il design di quello concepito per Visual Studio 2013. Non mi piace granché, però le novità del motore di ricerca sono altre — e per nulla innovative. Dovendo continuamente “inseguire” Google, Microsoft ha proposto Page Zero che equivale alla propria variante di Instant. Quest’ultimo era stato annunciato nel 2010, per rendere ancora più veloce la visualizzazione dei risultati.

L’abitudine a Instant è talmente radicata che gli utenti potrebbero non ricordarsi cosa sia: iniziando a digitare un termine nella barra di ricerca su Google – o in quella degli indirizzi di Chrome – la pagina inizia a restituire suggerimenti e risultati basati sul testo già inserito. Page Zero propone lo stesso meccanismo su Bing e, sebbene l’interfaccia sia diversa, le differenze sono minime. È una funzione inutile? Nient’affatto, ma Google è andata molto oltre col restyling del portale… e ha raggiunto una maggiore efficienza.

Perché dovrei scegliere Page Zero con Bing, avendo a disposizione Instant su Google? Al solito, il problema principale è che Microsoft non distribuisce tutte le feature al di fuori del contesto statunitense. Un aspetto tanto più grave dal momento che la tecnologia di traduzione dei testi è spesso preferita a quella del diretto concorrente. Insomma, Bing potrebbe facilmente proporre la stessa esperienza-utente in tutto il mondo: perché la versione italiana dev’essere indietro di anni? Chiedetelo a Microsoft, io resto con Google.