Leggo sempre con estremo interesse le interviste a Bill Gates, come quella appena pubblicata da The Rolling Stone, perché – complice l’esperienza accumulata negli anni – è difficile che l’imprenditore esprima qualcosa di banale o scontato. Il fondatore di Microsoft non m’ha deluso neppure questa volta, spaziando dai temi più legati alla tecnologia, alla sociologia e alla religione. Lascerei da parte gli ultimi due argomenti, per concentrarmi piuttosto sulle opinioni che Gates ha offerto riguardo al panorama informatico attuale.

Una delle prime domande è stata sull’acquisizione di WhatsApp da parte di Mark Zuckerberg: secondo Gates – che rivede in lui qualcosa di sé – i $19 miliardi spesi serviranno a fare di Facebook il nuovo Facebook, ovvero a prepararsi alla prossima “big thing”. Qualcosa che Microsoft dovrebbe imparare con Satya Nadella, considerata la pressione di Google sui prodotti di punta della multinazionale. Non che Gates nella circostanza abbia detto qualcosa d’eccezionale, ma l’acquisizione di Instagram aveva anticipato la stessa falsariga.

Più interessanti le dichiarazioni su Edward Snowden, che abbraccio appieno: l’ex perito della CIA – secondo l’opinione di Gates – ha infranto la legge e quindi non può essere considerato un eroe come pensa Tim Berners-Lee. Il governo ha il diritto d’acquisire quel genere d’informazioni, a patto che sia inserito in un contesto specifico e non diventi una forma di controllo. Tutto sommato, è più pericoloso il tracciamento di Facebook o Google rispetto a quello della sicurezza nazionale. È un discorso complesso, però non ha torto.

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