Banjo è una delle app che si è fatta notare nel corso della passata estate insieme a diverse altre app che si occupavano di social discovering. A differenza di Highlight e Sonar, Banjo aveva, ha attecchito anche in Italia. E ora il team dell’app ha deciso di rilanciare investendo in Europa e nello specifico nel nostro Paese. Banjo attualmente è diffusa in 200 paesi e l’Italia è ora il quinto mercato in termini di dimensioni. Con 23 milioni di adulti attivi sui social via mobile, il potenziale dell’Italia per noi è enorme mi ha spiegato Chris Seth, Executive Vice President di Banjo, a cui ho rivolto alcune domande per capire meglio gli obiettivi e l’utilità dell’app. Nono sono però riuscito a sapere quanti siano gli utenti attivi nel nostro Paese.

La nuova versione dell’app introduce funzioni correlate alla social TV. Non mi è chiaro però come dovrebbe funzionare Banjo in questa chiave: qual è il vostro obiettivo? Perché dovrei fare chek-in in Banjo mentre vedo la partita di calcio quando mi basta andare su Twitter e cercare l’hashtag relativo o postare dopo il match su Facebook?

La versione per tablet di Banjo permette di seguire un evento sportivo o un concerto che viene trasmesso in TV da un secondo schermo, in grado di offrire un punto di vista alternativo e in molti casi migliore e senza filtri. Si tratta di un flusso parallelo di immagini, video, tweet e post provenienti dai contatti social che stanno seguendo l’evento sul posto a pochi metri dallo spettacolo. Il punto di forza di Banjo è proprio questo: non ho bisogno di saltare da un tab all’altro sul mio dispositivo mobile ed effettuare diverse ricerche su diversi social per avere informazioni sull’evento che sto seguendo e poter commentare e interagire. Tutto si trova sulla stessa piattaforma ed è visualizzato in diretta.

A dire il vero, non mi è chiaro neppure l’utilità dell’app. È molto intrigante a livello di design, ma per cosa dovrei usarla? Qual è il bisogno che soddisfa?

Mentre sviluppavamo Banjo ci siamo resi conto che non è tanto la dimensione del “qui” ad interessare l’utente, ma piuttosto quella del “là, altrove”. È vero che prima di tutto Banjo permette di aggregare su un’unica piattaforma tutti i feed da più social senza dover accedere a diversi siti e individuare le persone intorno a noi dai loro aggiornamenti live. Ma il grande plus di Banjo è quello di permetterci , dovunque ci troviamo, di selezionare un luogo fisico sulla mappa o un “luogo” tematico (“Serie A”, “Elezioni 2013”, ecc) e scoprire cosa fanno e dicono i nostri contatti rispetto a quel tema o in quel luogo. Il bisogno che soddisfa Banjo è un bisogno di informazione e condivisione, anche con chi non sta usando lo stesso social media in quel momento. Per esempio, se voglio vedere quali sono le opinioni dei miei amici e connessioni comuni sulla politica alla vigilia del voto in Lombardia, sarà sufficiente selezionare quell’area geografica e il luogo predefinito “Elezioni 2013”, per visualizzare post e tweet sull’argomento, foto e video di chi era presente a momenti della campagna elettorale, etc. e interagire in tempo reale da un’unica piattaforma.

Banjo è nata come applicazione di social discovering, come altre app che lo scorso anno erano sulla cresta dell’onda. Poi il social discovering è un po’ sparito. State lavorando o avete lavorato a un pivoting?

In realtà abbiamo rilevato una crescita costante e molto rapida nel numero di nuovi utenti che acquisiamo ogni giorno, con ritmi che superano addirittura quelli registrati da Facebook o Pinterest: quindi non direi che il social discovering è sparito, ma piuttosto che è va considerato da un’altra prospettiva. L’obiettivo finale non è solo quello di trovare nuovi amici che condividono con noi una passione o che sono nello stesso luogo in cui ci troviamo, ma piuttosto quello di facilitare la condivisione di informazioni su temi che ci interessano e che provengono da diverse fonti, attraverso un miglioramento costante della user experience.

Usiamo Facebook per stare in contatto con gli amici, LinkedIn per i rapporti professionali, Twitter per le notizie, Instagram per le foto… che necessità c’è di riunire in un unica app i feed di diversi social network quando ognuno di questi dovrebbe essere utilizzato per un fine diverso?

Il fine per cui viene usato ogni social network non cambia, accedendo ai relativi contenuti da Banjo, ma il fatto di avere una visione globale sulle informazioni che condividono i nostri contatti su diversi “canali” riflette ancora meglio la complessità reale delle relazioni sociali: non siamo mai solo professionisti o solo amici o solo appassionati di foto, ma un po’ di tutto questo e sono tutti questi aspetti, indissolubilmente legati, che ci incuriosiscono nell’altro e che Banjo ci aiuta ad aggregare.

Voi puntate molto sulla geolocalizzazione. Quale pensi che sia il peso della geolocalizzazione sul futuro dei social network?

La geolocalizzazione è una risorsa notevole se guardiamo all’obiettivo di monetizzare ed è sicuramente un’opportunità da non sottovalutare su un mercato come quello italiano, con tassi di penetrazione di dispositivi mobile elevatissimi e un numero di utenti che accede ai social da smartphone e tablet in continua crescita. La geolocalizzazione aggiunge informazioni molto interessanti per la profilazione degli utenti e apre opportunità di business su tutti quei fronti in cui la posizione dell’utente è la discriminante fondamentale: mi riferisco ad esempio agli acquisti d’impulso o ad operazioni di marketing o comarketing su un’area geografica ristretta.