Google ha reso effettiva la censura del porno su AdWords che era stata annunciata nel mese di marzo: i siti per adulti possono continuare a includere la pubblicità, ma le inserzioni non possono essere a carattere pornografico o saranno banditi. Una scelta per migliorare l’immagine della società, che comunque non influisce sugli introiti di Big G — un leader mondiale, insieme a Facebook, sugli annunci per i dispositivi mobili. Gli inserzionisti hanno ricevuto in questi giorni l’ultimo avviso per adeguarsi alle nuove linee-guida.

Non è una novità che l’industria del porno sia in crisi, tanto da costringere gli imprenditori a ingegnarsi con soluzioni come Titcoin per incentivare l’acquisto di video per adulti. Difficile, però, che a Google interessi granché l’andamento finanziario del settore: può essere una questione legale, poiché la pornografia sul web è da sempre nel mirino delle istituzioni e la violazione delle norme è all’ordine del giorno. Sarebbe inutile prendersi dei rischi non avendo il problema della concorrenza sulle inserzioni pubblicitarie.

Il nuovo obiettivo di Google è Shopping Express [vedi gallery], una piattaforma che compete con Amazon e strizza l’occhio alle famiglie — soprattutto sugli acquisti di genere alimentare. Perdere inserzionisti su AdWords, trattandosi di pornografia, può essere soltanto positivo: è la fiducia che porta alla crescita nel mercato delle consegne a domicilio e gli Statunitensi sono un popolo puritano che di certo non gradisce la diffusione d’immagini sessuali esplicite. Il problema adesso è esclusivamente dell’industria pornografica.