Mark Zuckerberg ha illustrato quel progetto per la connessione a banda larga che – è il caso di dirlo – era già nell’aria dall’inizio del mese: i droni che Marco Usai aveva anticipato come indiscrezione diventeranno realtà, portando internet a quei due terzi della popolazione mondiale che ancora non sono connessi. Internet.org ha un’obiettivo, finalmente, che dà corpo a quelle stesse dichiarazioni d’intenti che da Italiano ho subito messo in discussione. Gli Stati Uniti sono un mondo a parte, ammesso che qualcuno avesse dei dubbi.

Temevo che si sarebbe trasformata nell’ennesima boutade d’imprenditori disposti a tutto pur di riabilitare la propria immagine di miliardari annoiati e, invece, mi devo ricredere. Il prototipo di drone illustrato da Internet.org – che dovrebbe avvalersi della collaborazione di Google e Project Loon – è ambizioso, ma sostenibile: dei piccoli velivoli alimentati a fotovoltaico che sfruttano le correnti ascensionali per portare la connettività dove l’orografia non permette di tirare dei cavi in fibra ottica. Questa è decrescita felice.

Immaginate un mondo connesso, che non aggrava il dissesto idrogeologico perché la banda larga arriva dal cielo: droni a impatto zero, che sfruttano l’energia del sole per portare internet ovunque. Zuckerberg s’è fissato con l’idea d’abbattere il digital divide – come spiegato nell’intervento su WhatsApp al MWC 2014 – e potrebbe aver trovato la soluzione definitiva. Sono troppo ottimista? In parte, sì. Ma sogno un pianeta senza antenne e tubi innestati nella dorsale oceanica che sia comunque online e all’avanguardia come lo sogna lui.

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