La settimana scorsa ho cercato di mostrare le nuove funzionalità dedicate al backup che sono presenti in SkyDrive per Windows 8.1, mentre oggi voglio parlare degli Storage Spaces: introdotti lo scorso anno col nuovo sistema operativo, sono degli insiemi di dischi che vengono uniti per essere riconosciuti come un’unica capacità di spazio — che possiamo utilizzare per salvare delle copie di sicurezza dei nostri documenti. Benché il concetto sia semplice, la feature prevede delle funzioni piuttosto complesse che possiamo ignorare.

In sé, gli Storage Spaces sono la riproposizione del Logical Volume Manager (LVM) già adottato dai sistemi operativi UNIX-like come Linux o *BSD. Utilizzando il prompt dei comandi, l’utente più esperto può configurare degli aspetti avanzati come le quote per i singoli account creati sulla stessa macchina: sono delle funzioni che non servono granché per un utilizzo domestico, motivo per il quale eviterò d’addentrarmi nei dettagli. Piuttosto, è importante sapere quali sono i requisiti minimi e come funziona la gestione dei volumi.

Dimenticate le “chiavette” USB, perché gli Storage Spaces funzionano soltanto con degli hard disk d’elevate capacità: per realizzare lo screencast ho utilizzato dei dischi da appena 25Gb cadauno, ma dovremmo ragionare in termini di Terabyte. Le interfacce compatibili col servizio sono ATA, SATA, SCSI e USB — che Microsoft consiglia espressamente nella versione 3.0, per limitare dei potenziali problemi prestazionali. Non mi sembra che FireWire e Thunderbolt siano supportati, poiché non sono citati nella documentazione ufficiale.

Perché unire delle superfici, anziché utilizzarle separatamente? Le ragioni sono due: la maggiore facilità d’accesso ai dati salvati e la replicazione degli stessi. Gestire un’unica partizione è sicuramente più comodo, ma l’aspetto davvero importante riguarda proprio la cosiddetta resilienza — ovvero, il mirroring dei file. Creando un pool di Storage Spaces, infatti, possiamo scegliere fra tre modalità di replicazione delle informazioni che saranno distribuite in modo diverso sui dischi rigidi connessi all’insieme testé creato.

Il discorso sul mirroring sarebbe troppo complesso, perciò mi limito a dare delle indicazioni di massima: le tre modalità disponibili sono a due, tre vie oppure in parità. Le prime indicano il numero delle copie degli archivi, e richiedono un disco “fisico” per ognuna, mentre la terza è una configurazione avanzata della three-way che richiede molto spazio perché i dati sono distribuiti omogeneamente sugli hard disk a disposizione. Se non avete particolari esigenze non è affatto necessario che selezioniate quella più performante.

L’ultima impostazione riguarda il thin provisioning, ovvero l’allocazione dello spazio necessario a salvare la resilienza — sommato a quello effettivamente disponibile sui dischi aggiunti al pool. Nello screencast ho “liquidato” il concetto, perché entreremmo in una dimensione aziendale che non interessa certo un backup domestico dei documenti: diciamo che Storage Spaces è concepito molto bene, ma non avrete bisogno di considerare questo aspetto. Terminata la procedura, il backup s’effettua offline come con gli altri hard disk.