Il vostro io digitale è sempre alle prese con i malintenzionati che si occupano di furto delle identità. Adesso, l’ultima novità riguarda il furto delle rubriche da parte delle applicazioni tanto comuni a chi naviga da cellulare. 

Chi ha uno smartphone sa quanto sono importanti le applicazioni per svolgere moltissime attività quotidiane. Alcune app, però, chiedono che si attivino altri servizi, per esempio il GPS. Altre ancora chiedono di poter accedere alle rubriche degli utenti.

Questo passaggio dall’applicazione alla rubrica del telefono è sotto accusa, perché sarebbe contrario alle leggi sulla tutela della privacy. In più, in molti casi avverrebbe all’insaputa degli utenti.

Tutto lo scandalo è nato dopo la messa sul banco degli imputati dell’app per il social network Path ma da lì si è visto che molte applicazioni attive sui sistemi operativi mobili divulgano i dati “privati” degli utenti. E nessuno si può sentire escluso da questa accusa.

Sul banco degli imputati, infatti, ci sono ben 18 aziende attive nel ramo dell’information technology. La prima è la Path ma poi ci sono anche Facebook, Twitter, Apple e altre 14 aziende. L’azienda di Cupertino si è affrettata a ribadire che le app non devono accedere ai dati degli utenti senza averne ottenuto il consenso dagli interessati.

Ma non sembra che la mossa abbia determinato un incremento della fiducia nella Mela Morsicata.