Se state leggendo questo post è molto probabile che da piccoli abbiate avuto a casa un Atari. Magari uno di quei computer che assomigliavano a una macchina da scrivere elettronica e si attaccavano al televisore. Io ne ho avuto uno che leggeva le cartucce e aveva una presa esterna per collegare il lettore di cassette (tipo musicassette, quelle di una volta). Oggi il Los Angeles Times ha riportato che la divisione americana di Atari, l’azienda dove è cresciuto Steve Jobs, ha avviato una richiesta di fallimento con l’obiettivo di slegarsi dalla divisione francese capace solo di generare debiti.

Il crollo di Atari è avvenuto negli ultimi anni. Ecco una breve ricostruzione di quanto è successo dal 2008 a oggi tratta da Wired.itNel 2011 i ricavi sono scesi del 43%, per poi scendere ancora del 34% l’anno scorso. Le azioni valgono ad oggi meno di un euro, contro gli 11 del 2008 e i profitti sono stati di soli 11 milioni di dollari nel 2011, ottenuti nella maggior parte dei casi grazie a quei giochi per iPhone e Android che potrebbero rilanciare parte della compagnia.

Il piano di Atari Inc., la divisione americana acquisita nel 2002 dai francesi di Hasbro (oggi Infogrames), è trovare un acquirente che sborsi 5,25 milioni di dollari per “privatizzare” l’azienda e rilanciarla sul mercato delle piattaforme digitali per smartphone e tablet.

Anche se dovesse salvarsi, quello di Atari è un fallimento esemplare. Una compagnia che è stata in grado di darci Pong, il primo vero computer game, o capolavori come Asteroids, un’azienda il cui marchio nel 1982 era diffuso in Blade Runner come le mele oggi in film e telefilm americani, è crollata davanti all’avvento delle consolle. A dire il vero, Atari era pure stata fra le prime a lanciare una consolle, ma l’Atari Lynx consumava troppo velocemente le proprie batterie e aveva pochi giochi a disposizione. Fu uccisa dal Game Boy. Atari non seppe mai rinnovarsi e questa è la dura realtà.

Per chi volesse approfondire, ecco il comunicato stampa di Atari.

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