Ieri sera Wikileaks ha pubblicato l’intero scambio di battute fra Julian Assange e l’allora CEO di Google Eric Schmidt, avvenuto nel 2011 quando il giornalista si trovava agli arresti domiciliari in Inghilterra.

Sono cinque ore di intervista richiesta da Schmidt per un libro che, a quanto si apprende, uscirà la prossima settimana.

La parte più interessante del discorso è quando Assange parla della disinformazione di massa operata da governi, multinazionali e operatori del marketing: Una piccola quantità di contenuti manipolati può togliere valore a una massa di contenuti non manipolati.

La replica di Schmidt mi ha colpito quanto dice: Sono fermamente convinto che la disinformazione diventa così facile da produrre perché la complessità travolge la conoscenza, che è nell’interesse della gente […] Direi che è fondamentalmente un problema di ranking. Il ranking è basato sull’affidabilità e altri algoritmi.

Assange dimostra di non credere a sistemi di generazione di disinformazione che secondo Schmidt potrebbero evolversi nel prossimo decennio. I contenuti manipolati saranno sempre una quantità di materiale insignificante. E la ragione è che manipolare informazioni costa, per farlo bene hai bisogno di qualcuno ancora più intelligente della persona che ha creato il documento originale, e anche più informata.

Penso che progetti come Wikileaks siano e resteranno d’esempio. Mi viene in mente quanto alcuni hacker stanno facendo a l’Aquila con Aquileaks. Assange ha annunciato che nel 2013 su Wikileaks verrà pubblicato un milione di nuovi file: abbiamo ancora tanto da vedere nei prossimi mesi.