La piaga dei cosiddetti suicidi da bullismo ha raggiunto anche Ask.fm, che a quanto pare per difendersi dalle accuse di “complicità in suicidio” di una quattordicenne utente presa a quanto pare di mira da alcuni “cyberbulli” (mah), ha rinforzato la propria security policy per evitare questo tipo di comunicazioni, e rendere i contenuti, ossia le domande e le risposte, un po’ più politically correct, per così dire.

Ask.fm ha quindi dichiarato che:

  1. Assumerà del personale dedito al monitoring della piattaforma;
  2. Creerà una categoria “bullismo” per i commenti segnalati;
  3. Aumenterà la visibilità dell’opzione per far si di non ricevere domande da utenti anonimi;
  4. Limiterà il numero di feature di cui un utente anonimo può usufruire.

Notevole, per non entrarci nulla. Se la piattaforma infatti è solo una via per distribuire un contenuto, offensivo o meno che sia, trovo che Ask.fm abbia il dovere di avviare un’inchiesta e andare a parare sui colpevoli, piuttosto che limitare le proprie possibilità. Sicuramente è un modo elegante di sfuggire a uno scandalo e mostrarsi attenti, ma come ci ricorda Silvio Gulizia possiamo bloccare le persone moleste.

Se volete sapere invece come funziona Ask.fm, ve lo spiega Marco Usai.

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