Negli ultimi giorni, sono stati presentate due nuove unità centrali equipaggiate con altrettanti processori grafici integrati: ARM Cortex-A12 e Intel Haswell, la quarta generazione della gamma Core. Hanno caratteristiche e obiettivi agli antipodi, perciò sarebbe ridicolo un confronto diretto sulle specifiche tecniche. In comune hanno giusto la ricerca del migliore risparmio energetico. È interessante, secondo me, valutare quale strategia abbia più opportunità di successo soprattutto in relazione ai sistemi operativi supportati.

ARM punta a tablet e smartphone di fascia medio-bassa, Intel a laptop di fascia alta. La competizione, coi dovuti distinguo, è paragonabile a quella fra Google e Apple: ARM realizza delle specifiche che produttori di terze parti, da NVIDIA ad AMD, possono implementare nelle proprie soluzioni; Intel distribuisce un’architettura monolitica, della quale gestisce tutta la filiera. Il risultato? Esistono più device con processori creati da ARM, però Intel ha una maggiore influenza sugli sviluppatori. È quanto accade ad Android e iOS.

Può essere suggestivo rievocare il duello biblico fra Davide e Golia, ma la competizione tra ARM e Intel non ha una morale… e, probabilmente, neppure un vincitore. Qual è la strategia migliore? Chi proporrà le soluzioni più adatte alle esigenze dei consumatori? Io sono pronto a scommettere su ARM, però non azzarderei delle ipotesi “apocalittiche” nei confronti di Intel. Sarebbe fuori luogo, quanto predire una scomparsa di Windows. Tuttavia, ritengo che analizzare il confronto sia fondamentale per comprendere il prossimo futuro.

La chiave, per quanto mi riguarda, è nella contaminazione: ARM ha saputo farsi strada in segmenti di mercato che erano appannaggio di Intel, come i server, mentre quest’ultima ha perso la sfida sul mobile. Clover Trail è un continuo work in progress che non dà le dovute garanzie ai produttori di tablet e smartphone. ARM64, invece, ha convinto a investire in data centre “puliti”. Cortex-A12 potrebbe operare sui nuovi dispositivi di Firefox OS, Haswell andrà sugli Ultrabook che saranno realizzati per Windows 8.1. Non c’è partita.

Siamo abituati a considerare, per ragioni evidenti, i consumatori occidentali e i device più costosi. Nel mondo globalizzato è un errore, perché i mercati da conquistare sono altri: Cina, India e Sud America. Non vedo possibilità d’espansione per gli Ultrabook, in quei contesti, e credo che le soluzioni low-cost abbiano più possibilità d’affermarsi. Sono due miliardi e mezzo di potenziali acquirenti, senza contare quelli africani… dove già la tecnologia aiuta l’emancipazione. Poco importano le specifiche di Cortex-A12 e Haswell.

Sono entrambi dei prodotti eccellenti, nelle rispettive categorie. Il problema è nella visione d’insieme: ARM, secondo me, è più lungimirante. Intel ha coniato il termine Ultrabook perché i computer portatili potessero tornare competitivi, ma ha dovuto ripiegare su Bay Trail e i laptop con Android per non rischiare una débâcle. Nei prossimi mesi, potremo capire se sia stato sufficiente. La strategia adottata da ARM, però, copre tutti i settori e le fasce di prezzo. È impeccabile, guardando i risultati sul breve e medio termine.

Photo Credit: Ioan Sameli via Photo Pin (CC)