Dopo il WWDC della Apple, è evidente che la mela morsicata cerca di migliorarsi inseguendo gli avversari e prendendo spunto da loro: Android, Whatsapp, Alfred, Dropbox, Ubuntu, ecc.
“Steve, tutte le auto hanno le ruote, eppure nessuno afferma di esserne l’inventore”, diceva Bill Gates nel film I Pirati di Silicon Valley.

Scopiazzarsi le idee a vicenda è una pratica comune, nell’hi-tech: qualcuno ha un’idea, qualcun’altro la copia e la sviluppa meglio, e ci guadagna così tanto da poter tranquillamente risarcire l’avversario in caso di causa giudiziaria.
Per le novità di Apple del 2014, qualcuno parla apertamente di copia, ma ormai non ci stupiamo più per queste cose: questo non è più copiare, è solo aggiornarsi, stare al passo e riconoscere che l’avversario aveva visto giusto.
Per ricordare tempi migliori (o peggiori), ecco i plagi più famosi nella storia dell’informatica.

HP copia il primo computer della Olivetti
Nel 1964 l’italiana Olivetti lancia un computer dalle potenzialità rivoluzionarie, il P 101, dal design accattivante, dalle dimensioni simili a quelle attuali e programmabile senza l’intervento di tecnici: il primo vero personal computer. In Italia non ne comprendono la portata, ma oltreoceano si: la Hewlett Packard lo copia producendo l’HP9100, così nel 1967 l’HP versa 900000 dollari di royalties alla Olivetti.

Apple copia il mouse dalla Xerox
Non si tratta proprio di plagio, ma è rimasto nella storia come tale. All’inizio degli anni ’80, la Xerox lavora alla grafica a finestre e al mouse. Steve Jobs ne capisce il potenziale e paga per visitare i loro laboratori, per poi stringere un regolare accordo: azioni Apple in cambio dei segreti del mouse. Nessun plagio, dunque, ma soltanto un “prendo questa cosa che tu non sai usare e ci faccio i miliardi”. La Xerox in seguito prova a fare causa alla Apple, ma non sono previsti risarcimenti per i pessimi affaristi.

Microsoft copia Windows da Mac OS
Il plagio più famoso nella storia dell’informatica: nel 1983, Steve Jobs mostra in anteprima il nuovo Macintosh a Bill Gates, e lui copia a piene mani il sistema operativo, la grafica a finestre, il mouse, ecc. Nasce così il successo planetario di Windows, e il più grande plagio di questa epoca rende Bill Gates l’uomo più ricco del mondo. La Apple fa causa alla Microsoft, ma tutto finisce con un accordo privato.

Microsoft copia l’Apple Store
Non solo tecnologia, ma anche stile di vendita e negozio. Dopo il ritorno di Steve Jobs e il rilancio di Apple con il successo degli Apple Store, la Microsoft realizza dei punti vendita che ricordano molto, ma veramente molto, gli Apple Store, con tanto di plagio del Genius Bar: il Guru Bar.

Samsung copia Apple
Altro plagio leggendario: il 24 agosto 2012 un tribunale degli Stati Uniti ha condannato la Samsung a pagare alla Apple 1.05 miliardi di dollari per aver violato 5 brevetti sulla tecnologia smartphone. La Apple aveva chiesto 2,5 miliardi.
Il plagio qui è abbastanza palese, ma è interessante ricordare una sentenza di un tribunale sudcoreano che ha dichiarato che le due società, in buona sostanza, si violavano a vicenda la proprietà intellettuale.

Apple copia Siri e l’iPad da aziende cinesi
Nel 2014, la Zhizhen Network Technology porta la Apple in un tribunale di Shanghai per aver copiato Siri da un suo prodotto del 2004, Xiaoi, anche se la mela morsicata sostiene il contrario: sono i cinesi ad aver copiato Siri. La Apple era già stata condannata a pagare 60 milioni di dollari alla Shenzhen Proview Technology, che sosteneva di aver sviluppato un prodotto simile all’iPad, prima dell’iPad.
Bisogna dire che le imprese cinesi sono sostenute dalla magistratura cinese: prima del risarcimento milionario, la Provew Technology era sull’orlo del fallimento.

Facebook e Twitter si scopiazzano
Facebook introduce gli hashtag, che Twitter aveva già preso dalla vecchia mIRC, e Twitter introduce i tag alle foto come Facebook. Ovviamente non ci sono brevetti dietro agli hashtag e ai tag nelle foto, ma il punto è: nel 2014 ha senso prendersela se l’avversario copia quello che hai tu? La rete è grande, i consumatori di hi-tech sono sempre di più, il mercato da spartirsi è immenso, e se ti copiano, in fondo, vuol dire che quello che hai funziona.
Molti nemici che copiano, molto onore.