Ieri sera ho seguito la diretta dell’evento Apple in cui Tim Cook ha presentato il nuovo iPhone 6 e l’Apple Watch: è stata un’esperienza frustrante come sbucciare un’oliva con un machete – tra connessione streaming che andava e veniva ed un fastidioso audio in cinese che si sovrapponeva all’inglese i primi minuti – ma devo dire che alla fine n’è valsa la pena.
Fantastico!” “Rivoluzionario!” “Cambierà le carte in tavola per sempre!”, sono le mie prime impressioni dopo quanto visto. Non mi riferisco però ai prodotti presentati, ma a quello che Apple indirettamente ci ha fatto capire. C’è aria di cambiamento a Cupertino.
Mi sono spesso lamentato della storica chiusura di Apple – marchio di fabbrica dai tempi di Steve Jobs – che rifiutava di ascoltare le esigenze ed i desideri del mercato. Finché ha detenuto l’esclusiva su certe killer features – miglior touchscreen di sempre, display più definito della concorrenza, miglior design, miglior assistenza tecnica etc – era un atteggiamento che poteva permettersi, ma con il passare degli anni la concorrenza l’ha infine raggiunta e forse superata in certi campi dove eccelleva.
Già con la presentazione di iOS 8 si sono visti dei primi passi ad allinearsi con certa concorrenza con la possibilità di installare tastiere di terze parti, comunicazione tra le varie app (non solo quelle di sistema) e azioni sulle notifiche: tutte cose che gli utenti non trovavano sulla Mela e li spingevano verso altri produttori, che queste funzioni le avevano implementate da anni.


Adesso, con la presentazione della nuova linea di iPhone e dell’Apple Watch si è fatto un’ulteriore passo verso la giusta direzione: ascoltare il mercato e dargli quello che vuole. “Io so cosa gli utenti desiderano” funzionava quando il CEO in carica era un genio come Steve Jobs: era tempo di cambiare strategia.
Quindi abbiamo finalmente lo smartphone dal display grande che tutti volevano: 4,7 o 5,5 pollici di piacere. Double the size, double the fun (e gli accessori che si possono vendere). I nuovi formati si affiancano ai più discreti da 4 pollici dei due iPhone 5s e 5c, insomma, l’utente può scegliere questa volta. erto, l’implementazione di un modello più grande non è avvenuta come mi sarei aspettato: il display è enorme ma a livello software non vedo funzioni che sfruttino questa caratteristica, un po’ come il multi view di Samsung nella serie Note. Addirittura è stata introdotta una funzione controcorrente,  che restringe lo schermo per permettere di usare l’iPhone 6 con una mano sola. Ma chi oserebbe mai impugnare con tanta leggerezza un dispositivo che costa più di mille euro e che solo a guardare uno spigolo si incrina? Ad ogni modo possiamo attenderci funzioni avanzate degne di cotanta diagonale dagli sviluppatori di Cydia.

Altro prodotto molto desiderato è l’Apple Watch. Google nei mesi passati ha presentato uno smartwatch dietro l’altro ma a pensarci bene tutta questa mania di avere un orologio multifunzione al polso era partita proprio da Apple, con quel modello di iPod Nano squadrato che si prestava così bene ad essere inserito in cinturini che produttori di terze parti vendevano. Gli utenti desideravano mettersi al polso un prodotto con la Mela sopra, ma lei non li ha ascoltati per anni: ci vorrà finalmente il 2015 (anno di uscita sugli scaffali di questo iWatch) per soddisfarli. Meglio tardi che mai: la presentazione di ieri mi è però sembrata molto frettolosa e superficiale, puntava più sul design che sulle effettive funzionalità del dispositivo. Un po’ come dire “ehi, aspettate a passare alla concorrenza: ce l’abbiamo anche noi, solo un po’ di pazienza!”. Però è già qualcosa.

Sono quindi soddisfatto da questo evento: Apple ha mostrato di aver avviato la trasformazione da Grande Fratello che decide per i suoi utenti a Grande Azienda disposta ad ascoltare il mercato. La domanda è una sola: visto che la concorrenza non è certo stata a guardare in tutti questi anni, non sarà troppo tardi?

Cordialità,
Il Triste Mietitore

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