Pagare per l’aggiornamento di un software è una cosa che la gente non vuole più fare. Il dibattito sugli aggiornamenti a pagamento va avanti da un po’ e Apple è piombata nel mezzo per chiudere la discussione. Regalando Mavericks agli utenti Mac, così come già prima Cupertino regalava gli aggiornamenti di iOS, Apple ha dato un primo schiaffone a Microsoft che Windows 8.1 lo vende, per chi non ha già comprato Windows 8, a oltre cento euro. Gli schiaffi al nemico/amico sono stati però di più.

Apple infatti non solo si è limitata a regalare un sistema operativo, ma a tutti quelli che comprano un nuovo prodotto regala anche sei app che coprono tutte le principali esigenze dell’utente: iWork, che rimpiazza Microsoft Office con Pages, Numbers e Keynote, e iLife, che offre un sistema per gestire foto e creare album da ricevere a casa stampati (iPhoto), uno per creare musica (Garageband) e uno per montare video (iMovie). Sui dispositivi iOS ci sono le stesse app (gratis per chi ha appena comprato un nuovo prodotto) e qualunque file venga creato su computer può essere modificato su iPhone o iPad, e viceversa, grazie a iCloud.

Altro giro altro schiaffo. Anzi schiaffone, perché questa volta Apple ha colpito con una sola mossa Microsoft e Google. Ogni file in lavorazione tramite le proprie app può essere condiviso con altri utenti, editato come se stessimo usando Google Docs. Gratis, ma attraverso un programma che funziona nel cloud, o meglio in [iWork in iCloud](iWork in iCloud), che è più evoluto di Docs e più che sufficiente per sfidare Office.

Chi è abituato a usare Office per creare complessi documenti di lavoro non vedrà la minaccia, ma l’utente consumer sarà sempre più portato a rimanere chiuso nel recito di Apple.

A ben vedere però gli schiaffi di Apple arrivano in un certo senso in ritardo. Microsoft si è già resa conto, come spiega bene Ryan Tate su Wired.com, che non può più fare i soldi con Windows e Office. Anche per questo ha investito nell’acquisto di Nokia, e per questo si è messa a produrre oltre alla Xbox i propri Surface. Vendendo hardware e software insieme l’azienda può scegliere da quale dei due fare i soldi. E oggi Microsoft con i propri software racimola solo il 25 per cento del totale dei propri ricavi.

A differenza di Apple Microsoft è però già proiettata nel futuro. Nonostante tutte le chiacchiere su Windows, Surface e Windows Phone, Redmond si sta muovendo egregiamente sul piano del cloud, con Windows Azure e programmi che puntano a diffonderne l’uso in tutte le aziende, partendo dalle startup. Sempre più servizi sono oggi fruibili via cloud e se Chrome OS rappresenta il futuro è solo perché oggi la disponibilità di banda non è ancora comparabile con quella della luce elettrica. Manca poco però. E Microsoft, a dispetto di quello che sembra, non è poi così indietro.