Apple Music è già sotto la lente d’ingrandimento dei Procuratori Generali di New York e Connecticut, visto che il nuovo servizio di streaming musicale potrebbe violare le norme dell’antitrust americano. L’indagine si è appena aperta, ma la casa discografica Universal Music si difende dalle accuse di possibile cartello sui prezzi.

Il servizio di musica in streaming di Apple è nell’occhio del ciclone, a poche ore dalla presentazione ufficiale che si è tenuta alla WWDC 2015. Secondo l’antitrust USA vi sono timori per cui possa essere replicato lo stesso abuso che ha penalizzato il mercato degli e-book, fino al 2013. Infatti, si stima che le piattaforme concorrenti come Spotify o Deezer possano spingere alla revisione degli accordi relativi la parte gratuita del servizio, visto che Apple Music è disponibile solamente a pagamento nella modalità di streaming musicale.

L’indagine in corso entra all’interno di un’industria in cui la concorrenza ha portato ad ascoltare la musica in modo completamente differente e l’antitrust sta cercando di far luce su un mercato in cui vi si potrebbero creare collusioni e altre pratiche anticompetitive.

Di fronte a tutto ciò, Universal Music Group ha subito espresso la propria posizione, sottolineando come non abbia alcun accordo con Apple Music, Sony Music Entertainment o Warner Music Group per bloccare i servizi gratuiti. Allo stesso tempo, però, vi sono alcuni contenuti esclusivi destinati a determinati partner che, in termini di business, sono una strategia legittima e che non collide con un sistema anti competitivo.

Per il momento, finchè l’antitrust USA non farà luce sul caso Apple Music e tutto il mondo dello streaming musicale, non sembrano esservi violazioni di alcun genere. Tuttavia, i Procuratori Generali di New York e Connecticut potrebbero aprire la strada verso la scoperta di violazioni delle norme antitrust, come è già successo nel 2013 con lo scandalo e-book.