Chi di brevetti ferisce, di brevetti perisce: è una rivisitazione efficace del popolare luogo comune per quanto appena successo ad Apple su iPhone. Nel Delaware, infatti, un tribunale ha stabilito che il design dello smartphone viola dei brevetti registrati da MobileMedia Ideas per Nokia e Sony. Un processo separato dovrà stabilire l’ammontare della multa da pagare, ma la cifra che sarà determinata dalla magistratura non è tanto importante quanto il fenomeno in sé. Negli ultimi giorni, Apple è una vittima designata del mercato.

Le idee astratte, ovvero il software e le interfacce-utente, non dovrebbero essere brevettabili: è la tesi di aziende come Google e Facebook che hanno inviato una lettera firmata ai giuristi statunitensi per impedire che l’innovazione sia bloccata dai brevetti. Apple non è stata citata esplicitamente, ma la politica della multinazionale di Cupertino è sempre stata quella di brevettare qualunque progetto. Persino quelli “rubati” ad altri. La condanna emessa su iPhone è un sintomo del nuovo indirizzo in adozione dagli Stati Uniti.

Nel frattempo, sono stati invalidati dei brevetti registrati da Steve Jobs su iOS che potrebbero riaprire delle cause già vinte contro Samsung e Motorola. Questa settimana, però, Apple ha incassato insieme a LG anche una vittoria in un processo istruito da Alcatel-Lucent: la situazione è ancora molto confusa, ma sembra che gli Stati Uniti vogliano abrogare la maggioranza dei brevetti di iPhone e altri produttori di smartphone. Personalmente, non credo affatto che il successo dei device distribuiti da Apple dipenda dai brevetti.

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