Non accade tutti i giorni che Tim Cook prenda in mano la penna per schierare Apple su un tema d’attualità. Questa volta l’ha fatto contro le politiche di discriminazione messe in atto ogni giorno in tutti i luoghi di lavoro. L’ha fatto scrivendo una lettera al Wall Street Journal e affrontando la questione sia dal punto di vista umano che da quello della produttività.

Le persone sono molto più disposte a dare tutte se stessi quando si sentono pienamente riconosciute e accolte. Questa è la sintesi del pensiero del CEO di Apple.

Mentre grazie alle tecnologie moderne anche il sesso virtuale non è più un tabù e le proprie preferenze sessuali potrebbero essere svelate da Facebook, in America si sta discutendo da tempo la faccenda della discriminazione sessuale sul posto di lavoro. Noi proibiamo le discriminazioni contro i gay, le lesbiche, i bisessuali e i transgender che lavorano a Apple ha spiegato Cook, augurandosi pubblicamente che il governo a stelle e strisce sia in grado di fare la stessa cosa.

Ecco il motivo dell’urgenza dell’adozione di una legislazione del genere: Se i nostri colleghi non possono essere se stessi sul posto di lavoro, essi non possono certamente essere pienamente se stessi. Quando questo accade, seppelliamo il potenziale di queste persone e neghiamo a noi stessi e alla società il pieno beneficio di questi talenti. Firmato Tim Cook, CEO di Apple.

In Italia quanti saprebbero fare una cosa del genere? A giudicare dal caso Barilla direi pochi, molto pochi.