Siri – l’assistente vocale di iPhone – è una tecnologia fondamentale per Apple, quanto Google Now per Android o Cortana su Windows Phone 8.1. Il problema di Cupertino è che lo sviluppo del servizio è affidato principalmente a Nuance: un’azienda che Samsung vorrebbe acquisire. Negli ultimi mesi la competizione fra le due società s’è spostata dal design degli smartphone al recruitment, ovvero all’assunzione d’ingegneri che lavorano all’evoluzione del sistema di riconoscimento, per evitare che andassero a lavorare alla concorrenza.

Appianate le divergenze con Google e Motorola, Apple deve assicurarsi che lo sviluppo di Siri avvenga internamente. Se Nuance fosse davvero acquisita da Samsung, l’assistente vocale cadrebbe nelle mani del più temibile avversario di iPhone. Un’ipotesi che riproporrebbe degli scontri in tribunale sulla falsariga di quelli avvenuti per le fattezze di Galaxy S, poiché soltanto la società sudcoreana potrebbe garantire il mantenimento del progetto. Le possibilità di Tim Cook sono due: acquisire la società od ottenere i suoi brevetti.

Nei mesi scorsi – forse proprio alla luce della politica d’assunzione di Apple – negli Stati Uniti è stato siglato un patto fra le multinazionali per non sottrarsi a vicenda i professionisti. Difficile che da Cupertino possano arrivare altre offerte agli ingegneri di Nuance: le premesse perché Siri sia mantenuto direttamente dalla mela esistono, ma non escluderei che sia ingaggiata una sfida con Samsung per evitare qualunque ostacolo. Sarà l’inizio dell’ennesima battaglia sui brevetti software? In qualche modo è già cominciata.

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